I fab italiani all’Acquario: ci siamo. Il Roma Maker Faire mette la freccia per il Palazzo dei Congressi

Seimila chilometri in giro per l’Europa a caccia di makers, i nuovi artigiani, quelli che trasformano i bit in cose che si possono toccare. Seimila chilometri alla scoperta dei Fablab, i laboratori dove è iniziata la rivoluzione che cambierà non solo il modo di produrre, ma anche i prodotti e i produttori. L’economia per capirsi. Ebbene venerdì 24 maggio un pezzo di questa rivoluzione è arrivata a Roma, all’Acquario in piazza Manfredo Fanti, alla Casa dell’Architettura. C’era il camper che ha girato l’europa. Anzi il BarCamper. C’erano tanti makers, che salivano e scendevano le scalette del camper per portare i loro progetti, quelli che a ottobre saranno protagonisti della Roma Maker Faire, la fiera degli artigiani, dal 3 al 6 ottobre al Palazzo dei Congressi all’Eur.

waiting for maker fair
Venerdì all’Acquario di Roma c’era Neil Gershenfeld, direttore del Centro Bits & Atoms del Mit di Boston, ma soprattutto ideatore dei FabLab, l’uomo che ha pensato i Fabrication Laboratories. Pensato sì. Lui ha messo su il primo, ma nel mondo ne sono nati tantissimi. Perché il bello dei fablab è che ogni Paese, ogni gruppo, ogni maker li adatta alla propria cultura. Con una certezza, la rivoluzione parte dal basso, è open, coinvolge tutti. In attesa  della Rome Maker Faire di ottobre, insomma, Neil Gershenfeld ha parlato ai makers di tutta Europa, capitanati da Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, e Riccardo Luna, che la Roma Maker Fair la sta organizzando. «La scena dei fablab italiani sta esplodendo, dal basso» dice proprio Luna. «Quando incontrai Neil mi fece un discorso meraviglioso, dobbiamo fare nuove cose e produrre in un altro modo mi disse. Le fab lab, aggiunse, devono diventare infrastrutture civili» racconta. E proprio mentre dall’Acquario di Roma parte la nuova sfida dei makers italiani, a poca distanza le piazze della politica, quelle dei comizi elettorali dei sindaci sono vuote. «Roba vecchia» fa Luna.

acquario #21

Neil Gershenfeld e Riccardo Luna

Ad ascoltare le parole di Neil Gershenfeld c’era anche Luca, 28 anni, di Nuoro, professione web designer. «Questa è una vetrina impedibile per tastare il polso della situazione dei makers internazionali. Con elementi di spicco. Sono entrato nel camper con un progetto che si chiama Eyewriter (https://www.facebook.com/EyewriterItalia), un tracciatore di pupilla che con un basso dispendio economico permette di avere un puntatore su un software grazie al solo movimento dell’occhio. Serve a far comunicare con il computer quelle persone che non hanno l’accesso al mouse o alla tastiera», ha detto Luca. C’era anche Assia, 30 anni, professione creativa. «Presento il Wedo Fablab in provincia di Novara. In un capannone di 300 metri quadri nella zona industriale – spiega – la nostra associazione ha deciso di mettere a disposizione di tutti macchinari tecnologici e non».

Assia

Assia Hassanein, 30 anni. Ha portato all’Acquario di Roma la sua esperienza con il WeDo Fablab in provincia di Novara

 

Assia racconta anche che hanno «aperto agli inizi di maggio e che hanno iniziato a fare formazione per gli studenti e poi diamo la possibilità a chi ha un progetto di usare le attrezzature e realizzarlo». Non solo zona Arduino per i circuiti, non solo stampante 3d, ma anche «zona legno dove si progettano mobili e oggetti di design con materiale di riciclo». Il suo biglietto da visita? Un capolavoro di artigianato. Massimo Menichelli è un «designer e ricercatore». Lavora allo sviluppo di strumenti e «progetti collaborativi facendo reti tra imprese, persone e territorio. Ho lavorato a Helsinki, mi sto trasferendo a Milano. Makers in Italia? Manca ancora un po’ di consapevolezza. Una delle grandi sfide è trovare modelli economici di supporto. E’ comunque una delle chiavi per uscire dalla crisi, un nuovo modo di fare economia, più sostenibile».

 

 

 

 

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