Cult, gli appuntamenti in agenda – Fino al 21 gennaio

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI ©

7 GENNAIO – CINEMA, OMAGGIO A PIPPO DEL BONO
Fino al 22 gennaio il Nuovo Cinema Aquila di Roma rende omaggio al cinema di Pippo Delbono, con l’ultimo film, “Sangue”, e una rassegna sui quattro film precedenti. “Sangue” è vincitore del premio Don Chisciotte alla 66°edizione del Festival del Film di Locarno e della Menzione d’Onore al Doclisboa Festival ed è stato accolto con commozione ma anche polemiche per la presenza dell’ex brigatista Giovanni Senzani. Il film sarà in programmazione in esclusiva romana alle 19 e alle 21 dall’11 al 22.

8 GENNAIO – CINEMA, FRANCESCA NERI ALL’ARGENTINA
Mercoledì 8 alle 18.00 nella sala Squarzina del Teatro Argentina, Francesca Neri sarà la protagonista del primo appuntamento di “Singolarità del femminilE”, una serie di incontri aperti al pubblico condotti da Emilia Costantini, giornalista del Corriere della Sera. Francesca Neri sarà sul palco per raccontarsi e lasciare scoprire risvolti inediti sia sul piano privato, nella realizzazione femminile attraverso il sentimento, sia su quello pubblico nell’affermazione professionale.

14 GENNAIO, TEATRO, “TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA” AL SALA UMBERTO (nella foto)
Dal 14 gennaio al 2 febbraio al Sala Umberto di Roma Chiara Francini ed Emanuele Salce protagoniste di “Ti ho sposaro per allegria” di Natalia Ginzburg. Pietro è un avvocato di solida estrazione borghese, pacato e abituato a una vita regolare. Giuliana è una giovane donna assai spiantata, svitata e pasticciona, con alle spalle una vita sregolata. I due si sono incontrati, si sono piaciuti e dopo un mese si sono sposati. Ma…

15 GENNAIO – CINEMA, THE IMMIGRANT
Ellis Island, la porta dell’America dove i sogni hanno inizio o s’infrangono. Nella New York degli anni ’20 i bassifondi del Lower East Side sono putridi e soprattutto pericolosi se calcati da una giovane donna bella e senza un cent in tasca. James Gray dirige il melodramma “C’era una volta a New York”, titolo italiano di “The Immigrant”, con Marion Cotillard e Joaquin Phoenix e Jeremy Renner.

21 GENNAIO – MUSICA, L’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO ALL’OLIMPICO
Al teatro Olimpico di Roma, in piazza Gentile da Fabriano, un ideale viaggio di 80 minuti, intorno al mondo, attraverso gli uomini, gli artisti, il tutto per raccontare e raccontarsi storie di vita vissuta e multiculturalità attraverso la musica. L’Orchestra di Piazza Vittorio in scena dal 21 al 26 gennaio, con “Il giro del mondo in 80 minuti 2014”. Luca Barbarossa ospite speciale.

21 GENNAIO –  TEATRO, “GIULIO CESARE” AL VASCELLO DI ROMA
Dal 21 gennaio al 2 febbraio torna a Roma al Teatro Vascello (via Carini 76-78) il “Giulio Cesare” di Andrea Baracco. Del testo di Shakespeare, riletto ed adattato dal regista e da Vincenzo Manna, si pone l’accento sul puro conflitto politico, si rappresenta la congiura anti-dittatoriale come un confronto tra congiurati rendendo protagonista la violenza: quella necessaria (per preservare la libertà), quella che genera violenza (la guerra civile che segue la morte di Cesare), quella con effetti collaterali (le vittime innocenti come Porzia).

Ribolle, lo spettacolo delle sfere al teatro Greco

ribolle

Il Teatro Greco presenta, in occasione delle feste natalizie, “Ribolle – Operetta per bolle di sapone senza parole”, il grande spettacolo internazionale che ha conquistato la fantasia di grandi e piccini: un viaggio magico tra e con bolle di sapone, bolle d’ogni forma e dimensione, da quelle giganti a quelle piccolissime, da quelle che nascono dalle semplici mani nude e da un soffio a quelle generate da complesse procedure o da attrezzature improbabili. L’appuntamento è in via via Leoncavallo 10, dal 25 dicembre al 4 gennaio.

[Read more…]

Ricostruiamola sostenibile. I Tetes de Bois: il nostro palco a pedali per L’Aquila

UN CAFFE’ CON…ANDREA SATTA

La musica come transumanza. Di più, la musica a pedali. Ancora di più. La musica per sostenere la ricostruzione de L’Aquila. Non una qualunque, mattoni, strade e ambienti finalmente a misura d’uomo. Sostenibili, in una parola. E’ il senso del live che Andrea Satta e i suoi Tetes de Bois terranno sabato 22 giugno in piazza Duomo a l’Aquila, non solo centro martoriato dell’Abruzzo, non solo luogo reale e simbolico dell’immobilismo nostrano, ma anche grande opportunità. «Sì, l’Aquila in questo suo essere all’anno zero – ha detto Andrea Satta, leader dei Tetes de Bois – offre una grande opportunità. La ricostruzione può essere fatta con criteri che rendano la città più vicina all’uomo. Insomma, si può ricostruire per le macchine, oppure per andare a piedi, per i bambini, gli anziani, per andare a piedi con marciapiedi comodi. Nessun centro storico europeo ha questa chance. Lì tutto è fermo come quattro anni fa. Sabato – ha detto ancora – sognamo di vederla tutta piena di biciclette».

I Tetes de Bois insieme alle associazioni per la ricostruzione post terremoto faranno una «marcia di avvicinamento, una vera e propria transumanza. Noi – fa Satta – partiamo da Roma, dormiamo tra Rieti e Antrodoco, poi in bicicletta andiamo a L’Aquila e suoniamo». Ma proprio perché non è solo un concerto, quando si spegneranno le luci succederà qualcosa. «Dormiremo – ha aggiunto ancora  – nelle case degli aquilani. Ecco L’Aquila è simbolicamente la città che ha perso la casa e nel suo sforzo di rinascere fa da residenza agli artisti». Il giorno dopo tappa a Sulmona «e poi a Roma col treno».

L'Aquila - Casa dello Studente

Un concerto interamente a impatto zero. Non un grammo di risorse della Terra utilizzate, né corrente elettrica, ma 128 bikers che pedaleranno per accendere emozioni, dinamo e cuore. Sabato a L’Aquila insomma tornerà ad illuminarsi il sogno dei Têtes de Bois: una spallata verde a ritmo di folk-rock. Da tempo il gruppo romano si è dedicato alla celebrazione del più limpido ed ecologico dei mezzi di trasporto. Un sì senza se e senza ma alla sostenibilità. «Ben 128 biciclette, messe su un sistema di piccoli rulli, collegate ad una dinamo, produrranno energia per l’audio e la luce dello spettacolo: 10 kilowatt sono sufficienti per uno show di 700, 800 persone persone, con un consumo di Co2 pari a zero. Chi viene al concerto pedalando poi non paga il biglietto (ci sarà anche la possibilità affittare le biciclette sul posto). Non solo, si va e si torna in bicicletta, senza problemi di parcheggio. Erano anni che ci lavoravamo e alla fine abbiamo messo a punto il progetto. Abbiamo dovuto superare molte difficoltà tecniche, ma ora siamo pronti. Il palco a pedali funziona».

Satta2
I Tetes de Bois a pedali hanno debuttato due anni fa a Bari durante la settimana Europea della Mobilità.
«Abbiamo proposto il progetto all’assessorato ai Trasporti della Regione Puglia, che ha deciso di sostenere le spese (poche) dell’installazione».
Perché la bici?
«E’ un mezzo popolare, usato dalla gente semplice, da sempre. Ti fa conoscere gli altri, non c’è lo scafandro dell’automobile. Si sentono le voci di chi hai a fianco. Un’altra velocità».
Andrea, la tua giornata sostenibile.
«Vado naturalmente in bicicletta. Mangio tanta frutta e verdura, e parlo molto con le persone, mi piace ascoltare gli altri».
Vivi a Roma. Come sta messa la Capitale con la differenziata?
«Male. Si fa poco, molto poco. Sei continuamente scoraggiato, non c’è impegno, né pubblicità. Mai visto un cartellone sulla differenziata a Roma, dove la raccolta è ancora legata ad un’elite filosofica, quasi radical-chic. Ma serve che la facciano tutti, altrimenti serve a poco».

CHI SONO

Têtes de Bois è una band speciale, un sestetto composto di voce, tromba, contrabbasso, piano e fisarmonica, chitarra, set percussivo. Una storia fatta di amici e compagni di viaggio, di strade e svincoli, di luoghi impropri, di Berlino e di Parigi, di periferie, di concerti sulle scale mobili nei sotterranei dei metrò, di un camioncino Fiat 615 NI del 1956, di fabbriche abbandonate, di interventi estemporanei sui tram, nelle stazioni ferroviarie, ma anche di club, centri sociali, teatri e festival prestigiosi. Loro sono Andrea Satta (voce), Carlo Amato (contrabbasso, basso, computer e campionamenti), Luca De Carlo (tromba), Angelo Pelini (pianoforte, fisarmonica, tastiere), Maurizio Pizzardi (chitarre), Lorenzo Gentile (batteria, percussioni).

Satta1
La band nasce nel 1992 con un concerto su un vecchio camioncino a Campo de’ Fiori. Da allora i Têtes de Bois hanno sostenuto cinquecento esibizioni: da quelle stradali ambulanti, ai club, dai festival, alle Feste Nazionali dell’Unità e di Liberazione, al Mantova Music Festival, ai principali teatri italiani. Hanno frequentato trasmissioni televisive e radiofoniche sulle principali emittenti nazionali, e tutto sempre con la loro musica, i loro suoni, le loro idee.
Il loro ultimo cd, “Goodbike”, uscito il 27 aprile 2010, è un disco dedicato alla bicicletta che contiene 11 canzoni, radiocronache e preziose testimonianze. La bici dei Têtes de Bois è un universo a tutto tondo, una lettura del presente, una dedica esclusiva. Di “Goodbike” fa parte la canzone “Alfonsina e la bici”, dedicata alla mitica (Alfonsina Strada), da cui è stato tratto il primo videoclip della band.

Matteo Maffucci: adesso vi racconto gli slalom dell’amore

IN ATTESA DEL NUOVO CD DEGLI ZERO ASSOLUTO
IL LEADER DELLA BAND ESCE CON UNA STORIA DI AMORE E AMICIZIA

Andare a vivere con gli amici è il sogno di gran parte dei ragazzi. Se poi si è single e con una discreta disponibilità economica allora si può davvero pianificare una vita fatta di feste, via vai di gente, mercoledì da Champions League e domeniche con maratone cinematografiche sull’home theater del salotto. È quello che fanno Marco e Andrea affittando un appartamento nel cuore di Roma. Sono amici per la pelle fin dalle elementari e oggi, nonostante i trent’anni suonati, hanno ancora tantissima voglia di fare casino. Ma un giorno succede l’imprevisto: Andrea si innamora. Perdutamente.
È il questo il quadro in cui muovono i fili di “La traiettoria casuale dell’amore”, il nuovo romanzo che Matteo Maffucci, autore e interprete delle canzoni degli Zero Assoluto, ha pubblicato per Mondadori. E Matteo, che è prima di tutto romanista, mette subito sul tavolo che «nel primo video degli Zero Assoluto nel 1999 c’erano Totti, Cafù, Di Francesco e Tommasi». Dopo “Spielberg ti odio” e “Cascasse il mondo”, Matteo è al terzo libro. «Ci ho preso gusto, mi va e mi viene – racconta – scrivere è una necessità. “La traiettoria casuale dell’amore” è nato dal voler mettere nero su bianco una storia che è anche la mia». Proprio così, Matteo racconta che «alla tenera età di 34 anni io e un mio amico abbiamo deciso di andare a vivere insieme in una casa più grande per regalarci un paio di anni di gioia».

Autore e interprete delle canzoni degli Zero Assoluto, Matteo Maffucci è il libreria con "La traiettoria casuale dell'amore" (Mondadori)

Autore e interprete delle canzoni degli Zero Assoluto, Matteo Maffucci è il libreria con “La traiettoria casuale dell’amore” (Mondadori)

Una storia di amicizia e di amore. Come quella di Marco e Andrea che, a un paio di settimane dal trasloco si divertono alla grande. Tutto gira a meraviglia. La nuova casa è un porto di mare, sempre pronto ad accogliere chi si trova a passare nelle vicinanze. Ma anche un rifugio sicuro dove lasciarsi scivolare addosso intere domeniche di beata nullafacenza. L’insolita vita di coppia si avvicina alla felicità, cementando ancor di più un rapporto di amicizia solido come il marmo della loro cucina.
«Io ero single da 10 anni, il mio amico lo era da sempre – dice sempre Matteo – poco dopo il trasloco,lui va ad affittare la mia vecchia casa e si è fidanzato con la nuova inquilina». E Andrea incontra l’amore. E chi l’avrebbe mai detto? Proprio lui, specializzato in amori impossibili e non corrisposti, incontra una ragazza fantastica. La loro storia d’amore invade la casa e stravolge il contratto di convivenza fra i due amici. Marco e Andrea si troveranno a fronteggiare, sempre insieme, la traiettoria casuale dell’amore, che arriva quando gli pare e obbliga tutti, volenti o nolenti, a fare i conti con se stessi.

Maffucci_La traiettoria casuale...indd
Da amore ad amore, Matteo anticipa anche che con gli Zero Assoluto «stiamo completando il quinto album, che uscirà entro fine estate. Faremo set acustici in giro per l’Italia. Lo scorso album – sottolinea – era più elettronico, con questo lavoro torniamo a suoni più acustici e graffianti». E i talent show? Per Matteo che con Thomas De Gasperi ha macinato chilometri e tirato su gli Zero Assoluto all’antica «questi programmi hanno il merito di portare la musica in televisione, dove è praticamente sparita. Ma la musica non è solo il vocione, l’ugola straordinaria, ma è anche comunicazione. Io e Thomas non avremmo mai potuto partecipare».

All’Argentina “Ciò che resta del fuoco”: in ricordo del rogo del libri, contro la barbarie nazista

C’era un bambino che gattonava sul palco, lo stesso di Toni Servillo e del suo “Le voci di dentro”, in mezzo ai fili dei microfoni, tra le voci dei tecnici del suono e quella (decisamente più calda) di Miriam Meghnagi. Le sedie dell’Argentina avvolte nel cellophane: un teatro trasformato in biblioteca abbandonata, arsa dal fuoco e sigillata, “quel che resta di un teatro”, un unico ambiente rappreso dalla follia. Qualche minuto prima del via, una ragazza ha preso a spargere, a mo’ di semina, le pagine con la lista degli scrittori messi al rogo dal regime nazista. Fuori, dove fino a poche settimane fa c’era il capolinea del tram, mescolati tra la gente anche Ignazio Marino e Luciano Violante. Dentro, protagonisti i libri. Quelli bruciati dai nazisti. Perché il 9 maggio non è una serata come le altre.

Al teatro Argentina il 9 maggio "Ciò che resta del fuoco", in memoria delle vittime delle persecuzioni naziste e dell’intolleranza razzista. Un progetto del Teatro di Roma realizzato da lacasadargilla e Muta Imago col coinvolgimento dei cittadini

Al teatro Argentina il 9 maggio “Ciò che resta del fuoco”, in memoria delle vittime delle persecuzioni naziste e dell’intolleranza razzista. Un progetto del Teatro di Roma realizzato da lacasadargilla e Muta Imago col coinvolgimento dei cittadini

Il 6 aprile del 1933 l’ufficio stampa per la propaganda dell’Associazione studentesca tedesca annunciò una campagna generalizzata contro i libri “ebraici” che “infettavano la nazione tedesca”. E non lo è stata.

Per tutta la notte chiunque è potuto entrare in teatro, scegliere una pagina e leggerla a uno dei microfoni. Al teatro Argentina

Per tutta la notte chiunque è potuto entrare in teatro, scegliere una pagina e leggerla a uno dei microfoni. Al teatro Argentina

 

“Ciò che resta del fuoco” è stato un appuntamento in memoria delle vittime delle persecuzioni naziste e dell’intolleranza razzista, ma anche uno di quei rari momenti in cui i cittadini si riappropriano degli spazi della città e tornano protagonisti. In tanti hanno risposto a questa chiamata collettiva, hanno letto brani di Marx, di Kafka, chi sul palco, chi tra i corridoi delle sedie. Hanno scelto le pagine, si sono messi in fila, hanno alzato la voce e hanno sparso emozioni. Sui palchetti, come isole, attracchi imprevisti, scialuppe di salvataggio, alcune librerie indipendenti hanno esposto i libri salvati. All’esterno una video proiezione curata da Daniele Spanò ha illuminato la facciata del Teatro Argentina.

Ciocherestadelfuoco 3

 

Ciocherestadelfuoco 4

Masterchef, arriva il libro di ricette di Tiziana: «Io? Romanista vera. Mi piacerebbe cucinare a Trigoria»

«Sono romanista e neanche poco. Mi piacerebbe un sacco cucinare per Trigoria. Il menù? Deve essere iperproteico per nutrire i muscoli». La butto lì. Una carbonara? «Macché carbonara, così li stendi. Gli farei un tartare di fassona con gelato di acciughe e tuorlo d’uovo marinato». E per il Capitano? «Un dolcino. Per lui ci vuole una bella crostata al cioccolato e nocciole». Parola di chef. Anzi di Masterchef. Prima di lei solo Spiros. Tiziana Stefanelli, la regina della seconda edizione del reality di Sky, ha presentato venerdì 19 aprile al Fooxia (via S.Bartolomeo De’ Vaccinari 7, al Ghetto) “Avvocato in cucina – Le ricette di un’avventuriera del gusto” pubblicato per Rizzoli.

Tiziana Stefanelli il 19 aprile 2013 al "Fooxia" in via S. Bartolomeo De’ Vaccinari 72 al Ghetto

Tiziana Stefanelli il 19 aprile 2013 al “Fooxia” in via S. Bartolomeo De’ Vaccinari 72 al Ghetto

Tiziana Stefanelli era “solo” un bravo avvocato in carriera, oggi è regina dell’alta cucina. Dalla fine del reality di Sky sono passati due mesi e la chef firma il suo primo libro: una raccolta di segreti e indicazioni per piatti sofisticati e d’effetto. Ma non solo. Proprio per «incontrare de visu i tantissimi fans che mi seguono sui social», spiega, sarà ora «dal vivo ai fornelli di Fooxia, ristorante nel cuore di Roma di Fabio Bongianni e Igor Ferraro, dove ha in progetto eventi, show cooking, lezioni e gare di cucina» e dove, friggendo e sminuzzando verdure, ha scelto di presentare il suo libro. «La mia vita prima era 100% avvocato – ha detto impiattando una spuma di patate al cedro – oggi è 60% chef, 40% avvocato». E intanto racconta: «Ho in programma altri libri, voglio viaggiare, seguire il mio studio e anche tornare in tv. A breve annuncerò un progetto tutto nuovo». Il prossimo appuntamento al Fooxia? L’11 maggio.

Tiziana #03
E le 48 ricette del suo libro? Si va dalla Creme brulè al fois gras con salsa al karkadè al Pie al mandarino con meringa francese, passando per il piatto preferito di sua figlia, il salmone al bergamotto con gelatina di piselli e purea di patate viola. Ed è proprio alla piccola Matilde, che la Stefanelli dedica il volume, «affinchè non dimentichi mai di credere nei sogni e di impegnarsi per realizzarsi. Ai giovani dico di individuare le proprie peculiarità e seguirle con passione, studiando tanto. Io ho vinto MasterChef senza conoscenze e senza grandi corsi. Vuol dire che ce la si può fare».

Vincitrice della seconda edizione di Masterchef, Tiziana Stefanelli ha presentato il 19 aprile 2013 al "Fooxia" (via S. Bartolomeo De’ Vaccinari 72 al Ghetto) il suo primo libro "Avvocato in cucina. Le ricette di un’avventuriera del gusto"

Vincitrice della seconda edizione di Masterchef, Tiziana Stefanelli ha presentato il 19 aprile 2013 al “Fooxia” (via S. Bartolomeo De’ Vaccinari 72 al Ghetto) il suo primo libro “Avvocato in cucina. Le ricette di un’avventuriera del gusto”

Jazz e cuore, per Roma

ROBERTO GIGLIO

All’Auditorium (con Laganà). «Totti? Magari cantasse un mio pezzo»

«Romanista io? Sono straromanista». E ancora. «I vent’anni di carriera di Totti? Con il Capitano sono cresciuto e come me un’intera generazione si è presa il meglio, godendosi un campione in tempo reale». Classe 1972, musicista raffinato, eclettico, cantautore per l’esattezza. Innamorato della Roma. E di Roma. Un’emozione che è protagonista assoluta del suo ultimo lavoro, manco a dirlo, intitolato “Cinecittà”. Lui è Roberto Giglio e martedì sarà all’Auditorium, Sala Petrassi: in scaletta i dieci inediti di “Cinecittà” ma anche brani di “La quinta stagione” e “Sei in ascolto” (i precedenti lavori). E un ospite. Anzi più di un ospite. Rodolfo Laganà scambierà con Roberto Giglio capolavori di romanità. Come potrebbe essere altrimenti? Giglio è autore e compositore delle canzoni e delle musiche di “Campo de’ Fiori”, la commedia musicale di e con Rodolfo Laganà, andata in scena al Teatro Sistina nel novembre 2012. I due hanno anche in programma uno spettacolo sempre sulla romanità. Una collaborazione nata così. «Insieme a Gigi Proietti – ha raccontato proprio Giglio – una sera è venuto ad un concerto. Ci siamo piaciuti e molte delle mie canzoni Laganà le ha usate per il suo Campo de’ fiori».
Giglio si muove perfettamente a suo agio in un lavoro tra jazz e musica d’autore. Inventa un concept album che ha Roma come tema di fondo, parte dalla Roma cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta e passeggia fino alla Capitale attuale, indecifrabile e di incerta identità, ma sempre carica di fascino e di mistero. E che compagni di viaggio. «Ci sono Greg, Cammariere, che fa il pianista, Flavio Boltro, uno dei trombettisti piú apprezzati. C’é anche Alessandro Gwis. C’è Gigi Proietti – sottolinea Roberto Giglio – in questi ultimi anni lavorato per lui e ho avuto la possibilitá di entrare nella romanità anche artisticamente. Proietti – precisa – é l’equivalente del Capitano per il teatro». Giglio racconta anche che «c’è una traccia del disco “San Lorenzo” che Proietti canta stabilmente nei suoi spettacoli». E poi ti racconta che la «tromba di Flavio Boltro era perfetta per le armonie jazz di “Ostia”». Perché «richiama benissimo l’idea del mare».
Giglio coglie anche l’occasione per un appello: «Vorrei conivolgere Totti (lui sì, è al di là del calcio) per un recitato, un parlato di qualche riga in “Addio addio”. Ci avevo pensato poi il tempo é passato e non si é concretizzato nulla. Ma il desiderio é rimasto. Se accetta reincidiamo il pezzo e usciamo con una nuova edizione del cd».

Il Romanista, 8 aprile 2013

Cuore, fiamme e Roma

RICCARDO ROSSI IN SCENA

Dai fornelli di La7 al palco del teatro dei Satiri, da domani è show

Doppiatore storico, attore di cinema e teatro, tra acqua minerale ed energia è stato protagonista anche con la pubblicità, ha scritto anche i testi per Fiorello. È tutto? Macché. È talmente eclettico e curioso che da tempo ha messo la faccia anche sui fornelli. Su La7 passa da una leccornia ad un’altra insieme a Fiammetta Fadda,
Chiara Maci e allo chef Simone Rugiati. È romano e romanista. Al punto che dopo avergli chiesto come sta lui ti risponde che «con Totti condivido il professor Mariani e il crociato destro». Già, disgrazie per alcuni. Non per Riccardo Rossi che da domani («ho appena iniziato la riabilitazione. Un mese fa ho fatto l’intervento») sarà protagonista assoluto al teatro dei Satiri con uno spettacolo che porta il suo nome e la sua verve. Euforia che ha portato anche in cucina. Il suo piatto preferito? Le mezzemaniche alla amatriciana. «Mi piacerebbe cucinarla al Capitano, come la mia non l’ha mangiata mai» si lancia. Ecco la ricetta. «Faccio sciogliere
il guanciale di Amatrice in padella sotto un coperchio a fuoco basso e senza olio. Faccio saltare le mezzemaniche che tolgo due minuti prima dal fuoco nel pomodoro. Unisco tutto sotto una pioggia di pecorino romano e tanto pepe. Il vino? Frascati bianco ghiacciato secco» aggiunge, mentre sgranocchia cioccolata fondente
«al 70%». Al teatro de’ Satiri Riccardo Rossi rimarrà fino al 3 marzo. E in cucina? Niente paura. «Proprio ieri abbiamo cominciato a registrare le nuove puntate. È vero, con Simone, Chiara e Fiammetta si è creata una bella energia, mi piace lavorare così». Insomma, tavola a parte, Riccardo Rossi, a dieci anni dal suo debutto teatrale
come autore e attore, torna in scena. Il comico ripercorre i classici della sua comicità. «È un po’ il meglio della mia produzione degli ultimi anni». Un insieme che nasce dall’osservazione quotidiana di uno stile di vita che tutti pratichiamo: a cominciare proprio dalla fatica di andare a teatro a trovare un amico che recita alla
fine di una giornata già piena di impegni. Proseguendo nella lettura dell’oroscopo e passando per quella dei necrologi (purtroppo). L’obbligo morale degli anni 2000 è mantenersi in forma: senza dieta e palestra non si vive più. Non mancheranno le incursioni nella vita privata di Giorgio Armani
e Michael Jackson, né i ricordi straordinari delle medicine delle nonne, che hanno curato e ancora curano intere generazioni. Ecco un recital che definire imperdibile non è esagerato: il “Riccardo Rossi Show” è quindi una serata immancabile per tutti gli amanti della sua unica comicità.

Il Romanista, 19 febbraio 2013

Fughe e ritorni, all’India “Art you lost?”

“D’estate a Montefiascone ci arrampicavamo su quel grosso ciliegio, fino a che il sor Gigi veniva a scacciarci urlando…”, “…fino a quando ricorderò questo momento”, “un prato verde e sconfinato, con una donna immobile che guarda in alto”. Poi tre bracciali, un fazzoletto, una vecchia foto, una racchetta da tennis, un paio di scarpini da calcio, un sasso, un sette di quadri, un fiore. Al teatro India mille oggetti per perdersi, mille oggetti perduti. Mille oggetti alla fine ritrovati: una creatura Golem che respira vita spazio per spazio, senza soluzione. Allora il quotidiano di tutti diventa arte, sì. Proprio arte: collettiva, di tutti. Tanti tanti respiri. Al teatro India fino al 23 febbraio “Art you lost?”.

art #4

 

art #5

 

art #2

 

art #1

«Cultura? Lì si riparte»

MASSIMO WERTMULLER

L’attore al teatro dell’Angelo col “Pellegrino” tra la Roma papalina e il futuro

Romano e romanista. «Zeman mi piaceva molto, mi piaceva il suo essere un uomo contro tutte le convenzioni, ma quello che mi ha stupito è stato l’attaccamento feroce ai suoi dogmi» ha detto. Una vita sul palco: cinema, televisione, ma soprattutto tanto tanto teatro. Sua zia porta un nome importante, anzi un cognome. Lui è Massimo Wertmuller e da sarà in scena al teatro dell’Angelo con “Il Pellegrino”, testo e regia di Pierpaolo Palladino: la storia di una passeggiata per Roma, di un’amicizia che nasce nei vicoli della Capitale.
Un vero e proprio monologo in cui Massimo ci riporterà alla Roma papalina dell’Ottocento. Sì, Massimo è Ninetto,
vetturino al servizio di un alto prelato, all’indomani della caduta di Napoleone e della restaurazione imposta da Pio VII e dalla sua polizia. A Ninetto toccherà di scortare il giovane Conte Enrico nipote del suo Signore, giunto a Roma da Milano per sfuggire alla polizia austriaca. Insieme percorrono una Roma che attraverso le parole dell’autore viene mostrata al pubblico in tutte le sue sfaccettature, personaggi e luoghi,insieme affrontano peripezie al limite del rocambolesco e inevitabilmente diventano amici. Ognuno prenderà qualcosa dall’altro ma sarà soprattutto Ninetto che alla fine per “non fasse l’affari propria” seguirà il destino di Enrico.
«È un lavoro che abbiamo fatto già 15 anni fa – racconta proprio Massimo Wertmuller – mi è molto cara la Repubblica Romana, è stato un grande momento in cui l’Italia, salvo altre pochissime volte, è stata considerata a livello internazionale. “Il pellegrino” – ha aggiunto – è una bella storia che mi carico sulla schiena insieme a tutto lo spettacolo».
In un’ora e mezza insomma Massimo Wertmuller porta sul palco trenta personaggi «finché hai 30 anni – dice – è un discorso. Quando stai dalle mie parti è un discorso diverso». E la Roma di oggi? A pochi mesi dalle elezioni per le elezioni amministrative per Massimo
prova a chiedere al prossimo primo cittadino. «Il vero e proprio fa sta nel riportare Roma ad una vivibilità di qualità. Attenzione e studio delle possibilità di gestire il traffico. E cura dei monumenti. Assurdo che si colpisca e si tagli lì dove si potrebbero avere ritorni economici a due cifre». Massimo torna all’Estate Romana dei tempi d’oro. «Roma era piena di gente che voleva vivere
questa meraviglia, anche pagando. Con un indotto in termini di lavoro non indifferente» ha aggiunto Wertmuller.

Il Romanista, 5 febbraio 2013