Alla fontana

Ero a Santa Maria in Trastevere, un pomeriggio di ottobre in un giorno indefinito dei trentuno messi a disposizione. Quando non si ha una meta sono le facce di chi incontri a indicarti la strada. E’ più o meno il contrario di quello che è socialmente obbligatorio che accada. Il vagabondaggio non è tollerato,più ancora se estetico. Senza mercato. Contemplazione delle scarpe, dei movimenti, dei capelli, di quello che rimane.

Ipnotica

Col primo caldo mi passa anche la voglia di dormire. Alla fine una pagina bianca ha un alto valore soporifero, soprattutto se continua ad essere bianca per la maggior parte. È quasi ipnotica. Ma resisto, o quanto meno ci provo. La speranza è che ceda. A quest’ora della notte ho scritto una tale quantitá di noiose riflessioni, di equilibrismi mentali e di parole scombinate che mi viene voglia di raccoglierle tutte assieme. Un vero capolavoro. La speranza, anche in questo caso, è che io non ne abbia il tempo. La polvere copre anche i file ed è meglio lasciarla dov’è. Domani domani. Sì domani: raffinare i sogni e recuperare bellezza.

Noise

A un minuto alle 2 di notte, con le testa piena zeppa di parole, si può solo scrivere. Si placa il rumore del disordine? Forse, resta il noise di fondo.  Subsuoni su puzzle di facce, ruotate di 180 gradi. Elaborazioni grammaticali, mucchi di lettere e discorsi ammonticchiati qui e là, anche di colori diversi. Per riconoscerli. Occhi sgranati, occhi tristi, occhi che interrogano, occhi di rabbia. Occhiali. E occhiaie, su caffè.

Torloni…

Villa Torlonia questa mattina. Non è vero che l’essermi fermato su spigoli, angoli, muri scrostati del complesso di musei, spazi, casette e caseggiati fra il verde della Nomentana, non abbia influenzato l’incontro di pochi minuti dopo. Anzi, forse le scrostature delle colonne lo hanno proprio preparato quell’incontro. Senza che io lo sapessi, naturalemente. Com’è nella tradizione delle cose, le quali accadono a mo’ di scherno. Uno specchio ha preso persino a riflettermi a testa in giù. Un piede in aria di qui, un piede in aria di lì. Un funambolo. Nella stanza della scienza credo accada anche questo.

Adagio notturno

Giallo, nero, giallo, nero, acceso, spento, acceso, spento. Ritmo. Un’automobile scivola sulla strada: il motore e le ruote entrano nello spazio dei suoni, poi salgono, salgono, salgono, sempre più vicino. Il picco. Poi sfumano. Fading. Ripetere, in loop. A mezzanotte e cinquantadue tacchi sull’asfalto. Tlic tlac tlic tlac. Ripetere, in loop. Tempi notturni: adagio, ripetuto.

Punti

Ritrovare il senso di una parola scritta, di una virgola, di un punto. Sì, in questo rotolare, riprendersi i significati e gli strumenti può servire a ritrovare un pezzo di strada…