Web Summit 2013, italiani di Dublino #1

LA LISTA DELLE STARTUP CHE PARTECIPERANNO ALLA KERMESSE DI OTTOBRE NON E’ ANCORA CHIUSA, MA 16 PROGETTI MADE IN ITALY CI SONO GIA’

Un vero e proprio vertice con i protagonisti di tecnologia e innovazione a livello mondiale: inventori, designer, progettisti, amministratori delegati di aziende che hanno cambiato il mondo e che aspettano di trovare chi continuerà a cambiare tutto. «Affamati di incontrare potenziali partner, investitori, giornalisti e altro ancora. Che cosa dici di te?», si legge sulla homepage. Una platea di 7 mila ospiti e 350 relatori, tra cui Matt Mullenweg di WordPress, Kevin Rose di Google Ventures, Di-Ann Eisnor di Waze, Danae Ringelmann di Indiegogo, di fronte alla quale sfileranno i progetti di 200 startup (selezionate su 4 mila). Il 30 e 31 ottobre a Dublino c’è Web Summit 2013, una delle vetrine europee più importanti per le startup tecnologiche: 16 i progetti italiani, l’8% del totale, lo scorso anno erano 6, un bel passo avanti. Nelle prossime settimane sarà pubblicata la lista definitiva delle startup selezionate. Intanto si godono il semaforo verde Mangatar di Raffaele Gaito, Betalize di Luca Lanzanò e Gian Maria Rossi, Buzzoole di Gennaro Variale e Fabrizio Perrone, e i ragazzi di Bad Seed.

 

A Dublino il 30 e 31 ottobre appuntamento fra i più rilevanti per le startup tecnologiche

A Dublino il 30 e 31 ottobre appuntamento fra i più rilevanti per le startup tecnologiche

Mangatar fa videogiochi, social e mobile, legati al mondo manga. Sono sul mercato da un anno e mezzo. A fine 2012 hanno hanno avuto il primo investimento da dPixel, poi hanno vinto il Pni come startup dell’anno e da poche settimane hanno rilasciato Dengen Chronicles, il nuovo videogioco. «Web Summit – racconta un emozionatissimo Raffaele Gaito, founder di Mangastar – è la più grande conferenza europea di tech, web e innovazione. È un evento che ha una copertura mediatica da paura e ci sono passate startup di primissimo livello. Abbiamo fatto il colloquio con l’organizzazione del Web Summit via Skype la settimana scorsa. Erano interessati soprattutto alla tipologia di startup, i numeri, i finanziamenti e poi cosa ci interessava in particolare dell’evento: se ad esempio cerchiamo di incontrare investitori – ha aggiunto Gaito – o copertura mediatica».

A convinceri, per il fondatore di Mangatar, «è stato il fatto che abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere in Italia, poi che avevamo il gioco nuovo on line da un paio di settimane e che già c’erano utenti paganti. E poi ancora quando gli ho fatto vedere la rassegna stampa, convincendosi del nostro peso mediatico».

Per il ceo e fondatore di Betalize, Luca Lanzanò, la bella notizia è arrivata la scorsa settimana. Betalize è un servizio di beta testing che consente di poter fare la propria pitch, con un pubblico che ti dà suggerimenti e critiche e con potenziali sostenitori del progetto. Insomma un modo per testare la vostra idea o prodotto o servizio. «Web Summit? È una manifestazione di respiro internazionale – raccotna a Startupitalia – e un’occasione importante per le startup italiane di costruire un network ed entrare in relazione con personalità di rilievo». Il punto di forza di Betalize, che ha permesso di passare la selezione, secondo Luca sta nel «business model del nostro progetto e le esperienze passate come aver avuto un keys, anche se fallimentare, e le skill acquisite».

E a Dublino ci sarà anche Buzzoole, una piattaforma che ottimizza la tua presenza online attraverso un algoritmo. «Siamo operativi con una versione on line da marzo e abbiamo già 7mila utenti – dice Fabrizio Perrone, il fondatore – siamo stati anche a Next Berlin e in quanto a copertura mediatica ci conoscono non poco». In Irlanda Buzzoole punterà su «un lancio importante. Vogliamo essere pronti per il Web Summit con un update della piattaforma, in modo da catturare l’attenzione».

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SetLife, da Napoli a San Francisco

IN ARRIVO IL SOCIAL NETWORK DEL CARPE DIEM. UNA PIATTAFORMA PER CONDIVIDERE I MOMENTI SPECIALI

Un’applicazione mobile dedicata a chi usa i social network per salvare e condividere momenti speciali. Una piattaforma sociale in cui un aggiornamento di stato coinvolge contemporaneamente diversi hashtags: didascalia, immagine, tempo, location, amici con me, divertimento (il libro che si sta leggendo, il film, la serie tv che si sta guardando), la musica ascoltata, oggetti di marca o senza marca, fashion e accessori e i mezzi di trasporto. Un modo più ricco di esprimere quanto è bello il proprio stile di vita, momento per momento.

L’applicazione di chiama SetLife, dietro ci sono Adele Savarese, Lydia L. Galeno e Francesca Caputo, 28 anni tutte e tre, con il supporto di Arcanys, società di sviluppatori. Insieme a Epi-C e Youareu, hanno vintoUnite the two bays – From Vesuvio to Silicon Valley, un progetto nato per creare un canale stabile di scambi culturali ed economici tra Napoli e San Francisco, capitale mondiale dell’innovazione tecnologica.

SetLife background

«SetLife – spiega Adele Savarese – è il social network del carpe diem. Una piattaforma per salvare e condividere momenti perfetti, anche un prodotto di lifestyle, in grado cioè di influenzarti e ispirarti per i futuri momenti perfetti. E sarà un’applicazione disponibile su appstore a settembre».

A novembre Adele, Lydia e Francesca potranno seguire i corsi della Startup Business School di Mind the Bridge. L’iniziativa si inserisce nelle azioni promozionali di scambi per l’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, alla quale partecipano anche Associazione Skillpoint, Campania Felix, Mind the Bridge Foundation e Campania Innovazione, insieme al Comune di Napoli e all’Ice, in un’azione comune con la Silicon Valley.

Ma le belle notizie per le ragazze di SetLife non sono finite qui. Adele, Francesca e Lydia saranno protagoniste anche al Web Summit 2013 di Dublino il 30 e 31 ottobre, appuntamento di primissimo livello per le startup tecnologiche. «Siamo stati selezionati per il programma Alpha – ha sottolineato Adele – una sorta di competizione in cui il Web Summit mette a disposizione la possibilità di avere lo stand gratis. Una vetrina mondiale che attira un audience mondiale, che si svolgerà negli stessi giorni del debutto sul mercato di Set Life. È un’opportunità da non perdere».

Dopo il Web Summit, insomma le ragazze di SetLife voleranno a San Francisco. A convincere i mentor della Mind the Bridge Startup School, secondo Adele, è stato anche «il nostro iter societario. Dalla fine del 2012 siamo incorporati nel Delaware con una city corporation. La sede della società è a New York. Sulla presentazione poi il feedback che abbiamo ricevuto è stato alto». Per lanciare SetLife «per la sede a New York o San Francisco e per un team di livello», precisa sempre Adele, ci vogliono «800 mila euro. In un mercato così affollato come il social networking servono investimenti soprattutto nel marketing per avere successo». Dalla loro Adele, Lydia e Francesca hanno un vantaggio: un piede nella Silicon Valley ce l’hanno già. Le prime due sono italo-americane, Francesca invece vive a Parigi. Insomma sono internazionali. «Le nostre radici – dice Adele – sono però a Napoli, una città che ci ha ispirato anche sotto il profilo social».

Una voglia di innovazione che ha contagiato tutta la Campania. Secondo i dati di Infocamere da marzo a giugno, le società iscritte alla sezione delle startup innovative sono passate da 3 a 26. I settori? Dalla farmaceutica alla musica, passando per i social media e network e per la condivisione di immagini, libri e show televisivi. E ancora, dal software per l’elaborazione automatica dei documenti e il riconoscimento della scrittura corsiva, alle applicazioni mobili per elaborare una previsione di consumo di carburante dei mezzi di trasporto marittimo.

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‎Montessori‬ 2.0, i ragazzi di Labnormal portano il Metodo sul web

CREATIVITA’ E ACCESSIBILITA’ AL MATERIALE, CON TABULA FABULA MARIA VA SUL TABLET

Un ambiente in cui il bambino possa esprimere la propria creatività. La preparazione e l’uso di materiali didattici che stimolino le sue capacità e che siano stati appositamente creati, come i triangoli costruttori o i cubi del binomio. La libertà come principio didattico. Il metodo Montessori esce dalle scuole e, a più di un secolo dalle prime applicazioni, sbarca sul web e sul tablet. Un blog con il contributo di esperti del metodo Montessori, una serie di app e perfino la possibilità di stampare in 3D i materiali didattici. Il progetto si chiama Tabula Fabula e a novembre sarà operativo al 100%. Obiettivo? Accessibilitá al materiale anche per chi non può far frequentare una scuola Montessori al proprio bambino, o perché troppo costosa o semplicemente perché non disponibile.

Il logo del progetto di Labnormal

Il logo del progetto di Labnormal

Al progetto lavorano i ragazzi di Labnormal, che stanno di base al Workinco in via Bacciarini, quartiere Aurelio, Roma, col supporto del Centro Internazionale Montessori, in dialogo aperto con la Fondazione Chiaravalle e l’università di Perugia. «Con Tabula Fabula vogliamo innovare il materiale didattico Montessori, riprogettandolo e rilanciandolo», spiega a Statupitalia.eu Marco Zamponi, 32 anni, architetto, Ceo di Labnormal. Direttore artistico del progetto è Tommaso Ragnisco, 41 anni, ex-bambino montessoriano, impegnato nell’industrial design. «Nella progettazione del portale – racconta – mi sono ispirato all’interazione e ai primi gesti che può fare un bambino».

Proprio Ragnisco entra nel dettaglio delle app. «Sul portale ci saranno app di trasposizione del materiale didattico. Ma anche di espansione, quelle cioè che possono nascere dalla creatività di esperti di metodo Montessori e grafici». La prima app si chiama “La favola cosmica”, una storia interattiva che permetterà al bambino di comprendere la posizione dell’essere umano nel cosmo attraverso, appunto, la favola.

Sul portale, aggiunge Zamponi, «metteremo a disposizione file, progetti stampabili in 3D, in collaborazione con un gruppo di makers Unterwelt, per ricreare materiale didattico Montessori ovunque ce ne sia la necessità». E per chi è impossibilitato «facciamo in modo di farlo stampare dai makers più vicini e inviarlo per posta. A chilometro zero, insomma».

metodo Montessori

metodo Montessori

La road map è già piena di date importanti. Il 31 luglio uscirà una pagina di presentazione, una landing page con una newsletter per rimanere in contatto sugli aggiornamenti. A metà novembre poi il portale sarà pienamente operativo. «Blog e files da scaricare saranno accessibili liberamente, faremo business con le app a pagamento – spiega Zamponi – contiamo di lanciarne una ogni tre mesi. Abbiamo programmato investimenti fra i 300mila e i 500mila euro. Le possibilità di espansione? Ci sono».

«Portare il metodo Montessori sul web vuol dire sfruttarne tutte le potenzialità. Oggi Maria – assicura Ragnisco – avrebbe usato il digitale, percependone la carica innovativa, agganciandosi in termini di linguaggio al modo in cui si esprime il digitale».

 

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Artigiani 2.0, Etsy Italia lancia il Craft Camp. Tutti a Milano a ottobre: via alla sottoscrizione

Il 12 e il 13 ottobre 2013 a Milano Craft Camp – The handmade revolution, prima edizione di un evento per creativi, crafter e maker organizzato da EtsyItaliaTeam, la più grande community di venditori italiani presente su Etsy, il sito di commercio on-line. EtsyItaliaTeam invita tutti a co-finanziarne l’organizzazione, con una donazione tramite il sito Eppela.it a questo link http://www.eppela.com/ita/projects/478/craft-camp-2013

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Materia Oscura, il punto dell’Infn su uno dei grandi misteri dell’Universo

Animazione sulla materia oscura realizzata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. La materia oscura è uno dei grandi misteri dell’Universo. Esiste, ne sentiamo la presenza, ma non sappiamo che cosa sia. In tutto il mondo i fisici sono in caccia di un segnale chiaro che riveli qualche cosa di più: dalle profondità dei laboratori sotterranei alla stazione orbitante al grande acceleratore di particelle LHC del CERN di Ginevra, sono migliaia gli scienziati all’opera. Ora l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha proposto questa animazione per spiegare in pochi minuti che cosa sappiamo della materia oscura.

 

Obiettivo cielo, ecco il Premio Italiano Fotografia Astronomica

Un premio pensato per dare voce agli amanti dello spazio e dell’astronomia, rivolto a quelli che, astronomi, fotografi professionisti e non, hanno una passione per quello che il cielo nasconde. Organizzato da NextMe.it, in collaborazione con ESA (European Space Agency), INAF (Istituto Nazionale di AstroFisica), ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e Forum Astrofili Italiani, in rampa di lancio il Pifa, il Premio nazionale di fotografia astronomica. La scadenza per l’invio del materiale è fissata per l’8 dicembre 2013 anche se non occorre che le foto siano state scattate in questo periodo. Sono ammesse infatti anche le foto realizzate in passato. Per tutte le informazioni http://www.nextme.it/pifa-2013.

Il logo del Premio Italiano Fotografia Astronomica

Il logo del Premio Italiano Fotografia Astronomica

AerialClick scatta e vince Kublai 2013

ALLA STARTUP DI AUGUSTA E GAETANO MASSARI I 5.000 DEL PROGETTO SOSTENTUTO DAL MISE. LI USERÀ PER CRESCERE

Augusta Massari e suo fratello Gaetano hanno messo su un progetto: pali telescopici e palloni aereostatici per rilievi dall’alto e fotografie aeree. Lo hanno chiamato AerialClick e con la loro società vogliono promuovere «lo sviluppo e il controllo del territorio» come ha spiegato Augusta. Sabato proprio Augusta ha portato Aerialclick al progetto Kublai a The Hub in via dello Scalo di San Lorenzo e ha vinto 5 mila euro. Kublai é una piattaforma per l’innovazione sociale promossa dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica. In un pitch di 5 cinque minuti ha spiegato il progetto e ha convinto la giuria di 7 esperti che il premio doveva prendere la sua direzione. Che la sua idea aveva piú impatto sociale degli altri. «Dei 5 mila euro – ha spiegato sempre Augusta Massari – mille andranno per i corsi di web marketing e 4 mila per i corsi per la gestione dei progetti aziendali».

Il momento della premiazione del progetto AerialClick

Il momento della premiazione del progetto AerialClick. Nella foto Augusta Massari e Federico Lasco, presidente della giuria

IN ALTO AerialClick punta su sistemi controllati da remoto in grado di fare fotografia aerea, rilievi fotografici dall’alto, vigilanza aerea, controllo del territorio e promozione di una struttura ricettiva. Il prodotto verrà venduto sia ready to fly, sia con noleggio con servizio offerto da personale dedicato. Il mercato in cui si inserirà AerialClick è un mercato di nicchia con poco più di 10 aziende worldwide, di cui tre in Italia. In questo mercato AerialClick si vuole porre come un concorrente con prodotti con migliori doti di stabilità e manovrabilità rispetto a quanto presente sul mercato (una linea in particolare adotta dei controlli elettronici per stabilizzare la rotta e la posizione), migliori materiali e involucro in Tpu (Poliuretano termpoplastico) per il pallone. Il prodotto verrà venduto sfruttando la strategia di direct marketing (è il cliente che cerca il venditore e non viceversa) e verrà creato su misura in base alle richieste.
LA GARA AerialClick l’ha spuntata su 9 progetti: la promozione turistica di AugustaSmart di Marco Micheletti. EasyBuy e l’avatar e-commerce tridimensionale di Antonio Padovano e Marta Sorbara. Poi ancora ha avuto la meglio sui Mondi Virtuali di Luca Spoldi, i regali speciali di Myspecialgift di Cosimo Nicolazzo, Porta Cumana di Maria Oreto, le idee per la scuola di Realizza il tuo futuro, firmato Anna Maria Iaria. E infine su Tok, l’albero della conoscenza di Marta Castellini, e Wesuvio di Lina Sorrentino.

i 9 finalisti del progetto Kublai 2013. Una giornata al The Hub a San Lorenzo tra pitch e momenti di teatro

i 9 finalisti del progetto Kublai 2013. Una giornata al The Hub a San Lorenzo tra pitch e momenti di teatro

«Kublai – ha spiegato Tito bianchi, 45 anni, responsabile dell’iniziativa – é un progetto che va avanti da alcuni anni, é finanziato dal ministero dello Sviluppo Economico, dipartimento politiche di Sviluppo e sostiene i giovani creativi che vogliono fare delle loro idee una professione, una impresa nel sociale e nei nuovi servizi. E’ una piattaforma web – ha aggiunto – in cui forniamo assistenza e cerchiamo di mettere in contatto le persone. Questo premio – ha detto ancora – é il modo di celebrare la innovazione, un pretesto per far incontare le persone e far presentare un’idea di fronte ad altri, trovare sostenitori, alleati, soci, critici anche. Kublai è al quarto appuntamento. Di belle storie che sono diventate imprese ce ne sono state tante. A Milano per esempio c’é il primo vincitore: si chiama Critical city e ha lanciato un uso innovativo degli spazi urbani.

Antonio Padovano e Marta Sorbara durante il pitch di EasyBuy

Antonio Padovano e Marta Sorbara durante il pitch di EasyBuy

Tra i giurati anche Anna Flavia Bianchi, esperta di economia e politiche per l’innovazione. «Si premia il progetto che ha piú chances di dare il suo contributo ad una comunitá territoriale. Che ha più impatto sociale ed effetto di trascinamento di altri interlocutori locali» ha detto.
TEATRO Ma in via dell Scalo di San Lorenzo, nello spazio The Hub, non é stata solo competizione. Anzi, la competizione é anche salita sul palco, con uno spettacolo di Marco Lungo. Una piéce che gioca con i rapporti di coppia, 8 attori tra passione, sesso, omosessualitá, vita matrimoniale. Presenti anche i ragazzi di Roma Makers: Stefano Varano, Mino Parisi e Alessandro Zampieri hanno portato la voglia di FabLab a Roma.

A The Hub 8 artisti protagonisti di uno spettacolo teatrale, diretto da Marco Lungo. Nella foto Silvia Pecchia e Filippo Paglino

A The Hub 8 artisti protagonisti di uno spettacolo teatrale, diretto da Marco Lungo. Nella foto Silvia Pecchia e Filippo Paglino

 

Tito Bianchi, del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica, è responsabile del progetto Kublai. Ecco come lo racconta

 

Fuori gara, ma sempre protagonisti, al progetto Kublai anche i ragazzi di Roma Makers. Nella foto Mino Parisi

Fuori gara, ma sempre protagonisti, al progetto Kublai anche i ragazzi di Roma Makers. Nella foto Mino Parisi

 

IL SERVIZIO SU STARTUPITALIA!

 

Così piccola, così smart. Così Startup

UN GENERATORE DI ENERGIA DI 14 MILLIMETRI. LA MICROTURBINA DI EMANUELE GUGLIELMINO E’ PRONTA. MA SERVE MEZZO MILIONE PER INDUSTRIALIZZARLA

È un generatore di energia alternativo ed eco-compatibile, capace di trasformare l’energia di un flusso d’aria in energia elettrica disponibile all’uso. Può essere impiegato in ambienti in cui sono presenti gas o aria in pressione, come condotti del gas o impianti industriali, e fornire così corrente anche in zone geograficamente impervie, dove il tradizionale trasporto di energia elettrica via cavo costa troppo. È in grado di produrre fino a 30 Watt con aria alla pressione di un bar, ha un ciclo di vita di 10 anni e non ha bisogno di alcuna manutenzione. Ha un design innovativo, che vede l’integrazione dei componenti meccanici ed elettrici. Ed è piccolissima: ha un diametro di 14 mm.

La microturbina di Emanuele Guglielmino ha 14 millimetri di diametro e sviluppa 30 watt di potenza ad un bar

La microturbina di Emanuele Guglielmino ha 14 millimetri di diametro e sviluppa 30 watt di potenza ad un bar

 

È la Microturbina di Emanuele Guglielmino, 39 anni, ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Non solo il progetto (realizzato con il ricercatore Michele Focchi ed ora con la collaborazione di Maddalena Garrone) ha appena ricevuto il “Premio Nazionale dell’Innovazione” (con i complimenti del presidente Napolitano), ma è anche al centro di un progetto di startup, che è stato avviato negli scorsi mesi e che vede Emanuele Guglielmino ricoprire il ruolo di Ceo. «La forza innovativa della microturbina – spiega Guglielmino – sta nelle dimensioni e nelle sue peculiarità costruttive. Se prendi un qualsiasi motore e lo rimpicciolisci diventa automaticamente meno efficiente tutto più piccolo. Ebbene, la microturbina, pur essendo piccolissima, non perde in efficienza e robustezza».

Emanuele Guglielmino e la sua microturbina (foto di Massimo Brega – The Lighthouse)

Emanuele Guglielmino, ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia,  con la sua microturbina (foto di Massimo Brega – The Lighthouse)

 

La microturbina di Guglielmino nasce da un’esigenza: «Negli ultimi anni le reti dell’elettricità, del gas e dell’acqua sono diventate sempre più intelligenti (smart grid)». Ma questo richiede molta strumentazione per monitorare la rete. Ebbene, a questo punto entra in gioco la microturbina: sfrutta la pressione di un fluido disponibile localmente (un gas ad esempio), trasformandola in energia elettrica disponibile per l’uso per alimentare questa strumentazione. La microturbina, cui Guglielmino lavora da tre anni, è legata ad un progetto di startup. «Di quante risorse abbiamo bisogno? Fra i 500mila euro e il milione: è un oggetto meccanico – spiega –per cui è fondamentale l’affidabilità. I costi per industrializzarla sono abbastanza alti». E l’interesse di imprese nazionali e internazionali «è già altissimo».

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