Fotografia, Lucia Gardin: a nudo le anime del cinema

Le mani e la compostezza di Yoko Ono: occhiali scuri, capelli altrettanto scuri, la figura che accenna una diagonale dalla destra dell’immagine. Dietro, un divano e la luce calda di un albergo. Yoko Ono, cosí esile, cosí imperturbabile, é una delle 50 fotografie di “Empatheia, ritratti dal cinema contemporaneo”, che Lucia Gardin ha portato al Museo di Roma in Trastevere. La mostra, curata da Auronda Scalera, rimarrá in allestimento fino al 10 marzo.
Cinquanta ritratti, si diceva, da David Lynch a Ennio Morricone, da Sophia Coppola ad Alba Rohrwacher passando per Roman Polanski, Omar Sharif, Claude Chabrol, Takeshi Kitano. Ritratti che non inchiodano le espressioni a particolari, ma dialogano con la scena e liberano attori e registi famosi in tutto il mondo. Lucia Gardin é riuscita a raccontare la pudicizia, la grazia, la timidezza, la bellezza, il riserbo di Alba. E, perché no, anche la sua diffidenza. Emozioni che passano attraverso il volto, ma anche attraverso il mare e i continui rimandi del bianco, anzi dei bianchi.
Cosí Lucia disegna anche le inquietudini di David Lynch, le dita che si perdono e dietro, dietro le figure nere e oscure della sua immaginazione. E che bello in tutto questo il bianco candido (quasi folle) della sua camicia.
La maestosa solitudine di Ennio Morricone s’allunga all’infinito nella prospettiva del grandangolo, come la rabbiosa determinazione di Sophia Coppola, fra un timer e un “Somewhere”. E come non citare gli occhi dolorosi di Geraldine Chaplin e la maschera, umanissima, di Chabrol?
Lucia Gardin con “Emphateia” ha spogliato attori, attrici e registi famosi, puntando dritto all’anima, disegnandone la splendida e tormentata umanitá.