Cuore, fiamme e Roma

RICCARDO ROSSI IN SCENA

Dai fornelli di La7 al palco del teatro dei Satiri, da domani è show

Doppiatore storico, attore di cinema e teatro, tra acqua minerale ed energia è stato protagonista anche con la pubblicità, ha scritto anche i testi per Fiorello. È tutto? Macché. È talmente eclettico e curioso che da tempo ha messo la faccia anche sui fornelli. Su La7 passa da una leccornia ad un’altra insieme a Fiammetta Fadda,
Chiara Maci e allo chef Simone Rugiati. È romano e romanista. Al punto che dopo avergli chiesto come sta lui ti risponde che «con Totti condivido il professor Mariani e il crociato destro». Già, disgrazie per alcuni. Non per Riccardo Rossi che da domani («ho appena iniziato la riabilitazione. Un mese fa ho fatto l’intervento») sarà protagonista assoluto al teatro dei Satiri con uno spettacolo che porta il suo nome e la sua verve. Euforia che ha portato anche in cucina. Il suo piatto preferito? Le mezzemaniche alla amatriciana. «Mi piacerebbe cucinarla al Capitano, come la mia non l’ha mangiata mai» si lancia. Ecco la ricetta. «Faccio sciogliere
il guanciale di Amatrice in padella sotto un coperchio a fuoco basso e senza olio. Faccio saltare le mezzemaniche che tolgo due minuti prima dal fuoco nel pomodoro. Unisco tutto sotto una pioggia di pecorino romano e tanto pepe. Il vino? Frascati bianco ghiacciato secco» aggiunge, mentre sgranocchia cioccolata fondente
«al 70%». Al teatro de’ Satiri Riccardo Rossi rimarrà fino al 3 marzo. E in cucina? Niente paura. «Proprio ieri abbiamo cominciato a registrare le nuove puntate. È vero, con Simone, Chiara e Fiammetta si è creata una bella energia, mi piace lavorare così». Insomma, tavola a parte, Riccardo Rossi, a dieci anni dal suo debutto teatrale
come autore e attore, torna in scena. Il comico ripercorre i classici della sua comicità. «È un po’ il meglio della mia produzione degli ultimi anni». Un insieme che nasce dall’osservazione quotidiana di uno stile di vita che tutti pratichiamo: a cominciare proprio dalla fatica di andare a teatro a trovare un amico che recita alla
fine di una giornata già piena di impegni. Proseguendo nella lettura dell’oroscopo e passando per quella dei necrologi (purtroppo). L’obbligo morale degli anni 2000 è mantenersi in forma: senza dieta e palestra non si vive più. Non mancheranno le incursioni nella vita privata di Giorgio Armani
e Michael Jackson, né i ricordi straordinari delle medicine delle nonne, che hanno curato e ancora curano intere generazioni. Ecco un recital che definire imperdibile non è esagerato: il “Riccardo Rossi Show” è quindi una serata immancabile per tutti gli amanti della sua unica comicità.

Il Romanista, 19 febbraio 2013

Fughe e ritorni, all’India “Art you lost?”

“D’estate a Montefiascone ci arrampicavamo su quel grosso ciliegio, fino a che il sor Gigi veniva a scacciarci urlando…”, “…fino a quando ricorderò questo momento”, “un prato verde e sconfinato, con una donna immobile che guarda in alto”. Poi tre bracciali, un fazzoletto, una vecchia foto, una racchetta da tennis, un paio di scarpini da calcio, un sasso, un sette di quadri, un fiore. Al teatro India mille oggetti per perdersi, mille oggetti perduti. Mille oggetti alla fine ritrovati: una creatura Golem che respira vita spazio per spazio, senza soluzione. Allora il quotidiano di tutti diventa arte, sì. Proprio arte: collettiva, di tutti. Tanti tanti respiri. Al teatro India fino al 23 febbraio “Art you lost?”.

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«Cultura? Lì si riparte»

MASSIMO WERTMULLER

L’attore al teatro dell’Angelo col “Pellegrino” tra la Roma papalina e il futuro

Romano e romanista. «Zeman mi piaceva molto, mi piaceva il suo essere un uomo contro tutte le convenzioni, ma quello che mi ha stupito è stato l’attaccamento feroce ai suoi dogmi» ha detto. Una vita sul palco: cinema, televisione, ma soprattutto tanto tanto teatro. Sua zia porta un nome importante, anzi un cognome. Lui è Massimo Wertmuller e da sarà in scena al teatro dell’Angelo con “Il Pellegrino”, testo e regia di Pierpaolo Palladino: la storia di una passeggiata per Roma, di un’amicizia che nasce nei vicoli della Capitale.
Un vero e proprio monologo in cui Massimo ci riporterà alla Roma papalina dell’Ottocento. Sì, Massimo è Ninetto,
vetturino al servizio di un alto prelato, all’indomani della caduta di Napoleone e della restaurazione imposta da Pio VII e dalla sua polizia. A Ninetto toccherà di scortare il giovane Conte Enrico nipote del suo Signore, giunto a Roma da Milano per sfuggire alla polizia austriaca. Insieme percorrono una Roma che attraverso le parole dell’autore viene mostrata al pubblico in tutte le sue sfaccettature, personaggi e luoghi,insieme affrontano peripezie al limite del rocambolesco e inevitabilmente diventano amici. Ognuno prenderà qualcosa dall’altro ma sarà soprattutto Ninetto che alla fine per “non fasse l’affari propria” seguirà il destino di Enrico.
«È un lavoro che abbiamo fatto già 15 anni fa – racconta proprio Massimo Wertmuller – mi è molto cara la Repubblica Romana, è stato un grande momento in cui l’Italia, salvo altre pochissime volte, è stata considerata a livello internazionale. “Il pellegrino” – ha aggiunto – è una bella storia che mi carico sulla schiena insieme a tutto lo spettacolo».
In un’ora e mezza insomma Massimo Wertmuller porta sul palco trenta personaggi «finché hai 30 anni – dice – è un discorso. Quando stai dalle mie parti è un discorso diverso». E la Roma di oggi? A pochi mesi dalle elezioni per le elezioni amministrative per Massimo
prova a chiedere al prossimo primo cittadino. «Il vero e proprio fa sta nel riportare Roma ad una vivibilità di qualità. Attenzione e studio delle possibilità di gestire il traffico. E cura dei monumenti. Assurdo che si colpisca e si tagli lì dove si potrebbero avere ritorni economici a due cifre». Massimo torna all’Estate Romana dei tempi d’oro. «Roma era piena di gente che voleva vivere
questa meraviglia, anche pagando. Con un indotto in termini di lavoro non indifferente» ha aggiunto Wertmuller.

Il Romanista, 5 febbraio 2013