Cultura – Gli indipendenti: artisti di strada

I Buskers? Bene comune della Città

C’è quello col naso aquilino e che mentre suona l’organetto lascia andare i suoi ricci bianchi, chi si toglie le scarpe e attacca con la danza del ventre, gelo o afa che sia, sicura nei movimenti manco fosse un’odalisca. E poi ci sono i giocolieri, il trampolista che gioca (anche a calcio) con i bambini e li prende per mano. In alto, su e su. Gli artisti di strada sono l’essenza vera della cultura indipendente: liberi, appunto, come la strada, e come la strada pieni di colori. Eppure l’ennesima delibera “ganascia” del Comune gli ha impedito di lavorare. Proprio così, il Campidoglio ad aprile ha partorito un provvedimento che restringe la loro possibilitá di esibirsi al punto da impedirgli di fare musica, giocoleria, clowneria. Hanno previsto persino un registro degli artisti di strada. Alla faccia della libertà di cui si diceva.

Trastevere, buskers ancora in protesta contro la delibera del Campidoglio

Trastevere, buskers ancora in protesta contro la delibera del Campidoglio

Loro, i buskers hanno combattuto e combatteranno. Si sono appellati al Tar contro il provvedimento e il Tribunale non gli ha concesso neanche la sospensiva. Male. Per il merito dovranno aspettare mesi, anni forse. Intanto, sono tornati in piazza Santa Maria in Trasvere per protestare. Lo hanno fatto da artisti: con il sorriso e i visi truccati, regalando allegria. Perché non sono soldati, ma buskers, appunto, artisti di strada. Dopo un’estate di iniziative: flash mob, parate a sorpresa in diversi punti della città, veri colpi di teatro, incroci con la mobilitazione del Valle Occupato, a metà dicembre sono tornati a far sentire la loro voce. Col sostegno anche di Costantino Pucci, attivista di “La strada libera tutti”. «Il Tar si è espresso negativamente sulla rischiesta di sospensiva. Stiamo chiedendo un’accelerazione per la decisione sul merito. Potrebbero passare anche uno o due anni». busk2
La questione finirà sul tavolo del prossimo sindaco e Pucci e gli artisti di strada gli mandano un messaggio: «Via questa delibera che a noi non permette di lavorare. Ci sono casi disperati, emigrati, coppie che si sono separate». La parte peggiore della delibera? «È quella che entra nel merito dell’artista. Quando il Comune dice che non si possono usare amplificazioni di nessun tipo, strumenti a fiato e a percussione si entra nell’autonomia dell’artista. Si tratta di criteri medievali. E c’è anche la riduzione dell’orario e degli spazi: siamo contingentati in poche piazze per pochissime ore. Assurdo». Giá molti nostri artisti sono stati multati. E c’è anche l’interruzione dell’attivitá, con centinaia di famiglie a rischio.
In piazza il 16 dicembre c’era anche Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà: «Nonostante le limitazioni imposte dalla giunta Alemanno gli artisti di strada fanno valere il proprio diritto alla libera espressione culturale nelle piazze della nostra città. L’arte di strada è un bene comune che non si può cancellare, perchè arricchisce Roma».

Trastevere, buskers ancora in protesta contro la delibera del Campidoglio

Trastevere, buskers ancora in protesta contro la delibera del Campidoglio

Per Peciola si tratta di «un regolamento che prevede esibizioni limitate in luoghi specifici e per un massimo di due ore, l’istituzione di un registro degli artisti e il divieto di spettacoli in prossimità di luoghi di culto, scuole, ospedali e attività commerciali, impedisce di fatto l’arte di strada a Roma. L’arte di strada – ha aggiunto – è un’espressione culturale importante, gli artisti svolgono un lavoro prezioso che deve essere valorizzato. Il sindaco Alemanno e l’assessore Gasperini ascoltino le ragioni della protesta degli artisti di strada e ritirino questo regolamento. Il regolamento sull’arte di strada va riscritto con il contributo degli artisti».

Il Romanista, 22 dicembre 2012

Cultura – Gli indipendenti: l’America Occupato

«Con noi la Roma si vede al cinema»

Trastevere, cinema America in via Natale Del Grande

Trastevere, cinema America in via Natale Del Grande

 

Nel cuore di Trastevere, in via Natale del Grande. C’era una volta un cinema con una sala da 700 posti. Si chiamava America. Quindici anni fa è finito in malora, come tante sale di quartiere schiacciate dalle multinazionali dell’intrattenimento che hanno iniziato a piazzare multisale ovunque. Niente più vita, e niente più film, finché qualcuno ha sentito odore di speculazione et voilà un progetto con 40 appartamenti è servito. Ma il quartiere ha detto no, così come si è opposto ad un progetto più light: 20 appartamenti, una libreria (così, per dare una parvenza culturale all’operazione). Ma i film? No, di film neanche l’ombra. A ridare vita al cinema America ci hanno pensato i ragazzi di Ri-Pubblica: un gruppo fatto di collettivi, cittadini e associazioni. Il loro obiettivo? Dare battaglia sui beni comuni nella Capitale: acqua, rifiuti, saperi, difesa del territorio.
E’ passato poco più di un mese da quando si sono riaperte le porte del Cinema America. Nelle sale non piove più, ci sono gli studenti che si riunisco per discutere, si fa cultura, con proiezioni di film (persino casting), laboratori per bambini. E c’è di più. «Proiettiamo la Roma sul grande schermo, ogni volta riempiamo la sala con 200 persone che si riuniscono pagando uno o due euro. Certo, meglio andare allo stadio, ma quando non si può qui ci siamo organizzati. Qui? Vengono un po’ tutti, anche gente di 40, 50 anni. E quando siamo entrati pioveva: dentro c’erano le cascate» racconta Valerio, 20 anni appena, uno dei ragazzi che insieme all’Assemblea Giovani al Centro ha occupato la struttura.
Davanti ad un caffè, in un bar proprio davanti al cinema (non c’è più il rosso dei fumogeni, ma sotto la scritta “America” c’è lo striscione “Occupato”) Valerio racconta che al Cinema America «si fa cultura. Abbiamo gruppi di lavoro che fanno programmazione sulle proiezioni, un altro che si occupa di eventi per bambini, un altro ancora che si occupa di concerti e teatro». Hanno scelto questo posto «perché si sapeva che una volta occupato si sarebbe sviluppata una intensa solidarietà e partecipazione di chi vive qui. Gente che lotta da anni contro la speculazione».
E così è stato. Appena pochi giorni fa l’occupazione ha ricevuto l’appoggio dell’associazione di cittadini Comitato Cinema America, che ha espresso «la sua vicinanza ai ragazzi in occupazione, che stanno promuovendo nel Cinema attività di carattere sociale, aggregativo, ricreativo. Attività che hanno subito raccolto la simpatia e il favore di chi abita nei pressi della grande sala, a dimostrazione che se di qualcosa vi è bisogno, non è certo di nuovi miniappartamenti o posti auto».

Cinema America occupato, interno

Cinema America occupato, interno

E gli artisti? Sì, solidarietà anche da loro. «Abbiamo fatto un appello pubblico di solidarietà – ha spiegato Valerio – è stato firmato da Carlo Verdone, De Sica anche ci ha dato solidarietà, Elio Germano ha firmato. La gente del quartiere ci appoggia, sono bastate quelle porte aperte, con gente che lavora e ripulisce in modo autofinanziato». Proprio Elio Germano è stato ospite qualche giorno fa durante un appuntamento dedicato al mese di occupazione («è stato un momento molto concitato» ricorda Valerio) con la proiezione di “Sangue – La morte non esiste”.

Cinema America occupato, uno striscione

Cinema America occupato, uno striscione

 

Insomma in attesa di un progetto più dettagliato («entro Natale avvieremo una discussione che ci porterà a definire in un anno cosa sarà di questo spazio») si dà una sbirciata al futuro. «Col Campidoglio nessun contatto, la proprietà non vuole parlare con noi» ha aggiunto. Ma al prossimo inquilino del Comune qualcosa Valerio vuole dirla: «Caro sindaco, questo spazio è privato ma deve ritornare al quartiere. Trastevere non ha bisogno di nuove case».

Il Romanista, 21 dicembre 2012

Cultura – Gli indipendenti: il Valle Occupato #2

«Qui autogoverno arte e spazi aperti»

Un modello alternativo. Non solo di cultura, che abbia al centro gli artisti sì, il teatro sì, ma anche i beni comuni. Come le scuole, gli ospedali. A un anno e mezzo dall’occupazione il teatro Valle si conferma come uno spazio in cui ripensare il futuro, la città e i rapporti con le istituzioni. «Vogliamo creare un modello autonomo di gestione, giuridico, economico, non solo culturale – ha spiegato Valerio, trentenne, occupante dal primo minuto – secondo noi i bisogni di artisti e organizzatori non sono portati avanti in una istituzione classica. Pensiamo alle nomine politiche dei consiglieri, alla turnazione della carica di un direttore. I teatri sono aperti tutto il giorno? No. Lavorano sulla drammaturgie contemporanee? No. Mettono in condivisione i loro spazi? Neanche». Insomma per Valerio e i ragazzi del Valle occupato «l’alternativa è pensarsi come istituzione e come piazza. È essere aperti sempre. E non solo con prodotti teatrali. La cosa forte – ha detto ancora – è pensare che una istituzione come noi possa parlare di economia, di autogoverno, di forme diverse di rappresentazione». Valle#2
Per i ragazzi del Valle insomma ragionare sui beni comuni è un percorso in divenire. Una proposta che si va facendo. «Sul tema faremo un percorso di 10 incontri con intellettuali e filosofi. Ci sarà Federica Giardini, Ugo Mattei, Paolo Virno. Rodotà che ci è molto vicino. Un giovedì sì e uno no per dieci appuntamenti» aggiunge sempre Valerio. Difficile poi non citare l’omaggio tributato il 14 dicembre a Renato Nicolini, che è non è stato solo il papà dell’Estate Romana, ma anche innovatore, intellettuale a tutto tondo. Obiettivo? Una nuova idea di città, necessaria allora per uscire dagli anni bui del terrorismo, necessaria oggi per uscire dalla crisi. Insomma non è un caso che la serata si sia intitolata “Uno di noi” e che sia dipanata tra musica, teatro e discussione. Valle#3
Un workin progress insomma che prosegue da un anno e mezzo e che ha avuto il sostegno di artisti e intellettuali di primissimo livello. Ma dopo un anno e mezzo qualcuno ha pensato di forzare la mano? «Per il momento – fa sempre Valerio – nessuno ha pensato allo sgombero. Siamo molto legittimati, soprattutto per quello che facciamo tutti i giorni e quel che abbiamo fatto in questi mesi. Collaboriamo col Goethe Institute, siamo riconosciuti a livello internazionale, il teatro poi è sempre pieno».
Valerio poi ricorda le parole di Andrea Camilleri: «Disse “come gli operai occupano le fabbriche i teatranti devono occupare i teatri. Contagio, contagio, contagio”». E contagio è stato veramente. Oltre al teatro di Ostia occupato da 6 anni, il Valle ha fatto scuola in tutta Italia: Macao a Milano, il Coppola a Catania, il Garibaldi a Palermo, il Rossi a Pisa. E in ballo nel futuro non c’è solo la cultura.  DSC_0273
«L’idea è quella dell’autogoverno dei beni comuni, come ospedali e scuole» entra nel dettaglio sempre Valerio. «Noi abbiamo fatto una scelta radicale e profonda. Come gli operai occupavano le fabbriche noi teatranti occupiamo i teatri per ridargli un senso e un futuro. Il Valle era destinato a privati. Volevano fare un bando per privati, nonostante la tradizione di una buona gestione pubblica. Eravamo subito dopo il referendum sull’acqua e sul tentativo di privatizzare un altro bene comune. Era il segno dei tempi». Il segno che qualcosa doveva cambiare e che si doveva reagire.

Il Romanista, 20 dicembre 2012

Cultura – Gli indipendenti: il Valle Occupato #1

«La Fondazione? E’ solo l’inizio…»

«È pronto il caffè» arriva una voce da dietro il bancone. «No, ma che me stai a da’, non è un bar». Una bambina piccola piccola si fa sentire. Alle 11 di mattina spalanca l’ugola e per calmarla ci vogliono le cure a passo di danza delle zie. Tante zie. «È tua figlia?». «No, io ho solo 21 anni. Lei si chiama Anita Leon, è la figlia di una nostra compagna, è la nipotina di tutti. Per noi è Anita Leon Fundaciòn». Già la fondazione. Al Valle dopo un anno e mezzo di occupazione è la parola magica. «Che ne pensi di “Perdutamente” in scena al teatro India?». «Si poteva fare di più, molto di più. Se fai qualcosa sulla perdita allora devi lasciarti andare. E dai. Comunque è un esperimento interessante. Fra l’altro l’India è bellissimo» aggiunge mentre vicino a lei un’altra ragazza infila le dita nella busta dei Pan di Stelle. «Valerio? Sì ora te lo sveglio».  Valle#1
Sui muri la programmazione dei prossimi mesi e la delibera dei teatri, quella del Campidoglio, contestatissima. “Fai un atto di fede, diventa fondatore” c’è scritto in un cartello attaccato a due inginocchiatoi, quelli delle chiese. «Io intanto mi faccio un the» dice Valerio mentre arriva. «È la mela grattuggiata per Anita, lei è il nostro principale, il commendatore» incrociano una ragazza con un’altra ancora. Voci dal foyer del teatro Valle occupato, fuori la luce grigia di una fredda mattinata di metà dicembre, dentro tavoli, carte, computer, incontri. Valle#5
Un anno e mezzo dall’inizio dell’occupazione (105 mila spettatori, 1780 artisti, 17 permanenze artistiche, 1040 ore di formazione professionale, 3800 soci fondatori, 850 volontari. I dati aggiornati a luglio), il sostegno di tantissimi artisti tosti come Andrea Camilleri, Franca Valeri, Elio Germano e poi Valerio Mastandrea, Vinicio Capossela, Niccolò Fabi, Dario Fo, Franca Rame, tre biscotti, un divano, 34 anni, quelli di Valerio, occupante dal primo minuto. E 150 mila euro raccolti per la Fondazione Teatro Valle Bene Comune. «Ne servono 250 – dice proprio Valerio – siamo a buon punto. Anche lo statuto è molto avanti. Lavoriamo intensamente anche all’azionariato diffuso, ogni persona con 10 euro può partecipare alle attività del Valle. E poi c’è il riconoscimento politico di quello che stiamo facendo».
Già, proprio il riconoscimento politico. «Il rapporto con il Campidoglio non c’è. Noi la nostra proposta l’abbiamo fatta. Questo luogo deve essere affidato ad una fondazione bene comune, dove ogni testa vale un voto, dove c’è un’assemblea che dà delle linee direttive e dove c’è una turnazione delle cariche. Su questo non si sono mai pronunciati, se non che volevano dare la gestione del Valle ad Albertazzi». Valle#4
Insomma, il Valle finirà sul tavolo del sindaco che in primaverà sostituirà Alemanno, insieme al bando sui teatri («è rivolto solo a certe società, a quelle che hanno già spettacoli pronti e possono metterli in scena. Non tutela i lavoratori, i soldi che destina sono pochi. Insomma non funziona trattare la cultura come merce, come merce di scambio») e a quella sugli artisti di strada: «Vogliamo che riconosca alla fondazione il governo del Valle. Non solo, caro sindaco noi siamo qui a fare pressione sulle politiche culturali di questa città». Sì, perché al Valle occupato non si fanno solo spettacoli e si chiude dopo il sipario come nelle altre strutture. Il Valle Occupato è nato in contrapposizione alle strutture culturali esistenti. Un modello che abbia come centrali i bisogni degli artisti e della cultura.

1/Continua (Il Romanista, 18 dicembre 2012)

Ratto d’Europa, alla Centrale Montemartini il viaggio inizia

Il mito del ratto di Europa e di Zeus nascosto in un toro a fare da percorso, tra Pollon, “Itaca” di Lucio Dalla, ironia. Ma anche citazioni, amarezze, riflessioni sulla dittatura della finanza e la chiusura affidata alla voce di Lino Guanciale: «E’ l’archeologia, non la futurologia, la sola via d’accesso al presente». Alla centrale Montemartini, in uno degli spazi di archeologia industriale più affascinanti di Roma, il 14 dicembre appuntamento con la messa in scena “Euromemoria, frammenti da un presente remoto”, conclusione di una prima settimana romana del viaggio inchiesta, iniziata venerdì scorso negli ex Studi De Paolis di via Tiburtina 521, “Il ratto d’Europa, alla ricerca della nostra identità europea”, progetto coordinato dal regista Pietro Longhi e promosso dal teatro di Roma e da Emilia Romagna teatro. In scena i partecipanti dell’atelier dedi 200 e la compagnia del Ratto. Gli agenti del ratto d’Europa? Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Olimpia Greco, appunto Lino Guanciale, Claudio Longhi, Diana Manea, Giacomo Pedini, Marco Rossi, Gianluca Sbicca, Simone Tangalo, Antonio Tintis: sono stati loro a coinvolgere e guidare le decine di persone provenienti dalle istituzioni partner del progetto. Ma questo è solo l’inizio. Appunatamento a metà del prossimo anno, al teatro India, per tirare le somme di un viaggio tra libri, pagine di giornale, mostre, ricordi, suggestioni, utopie, suoni e colori, paure e speranze, e debuttare con uno spettacolo.

 

 

Lino Guanciale

Lino Guanciale guida il gruppo del ratto arancione attraverso la Centrale Montemartini a Ostiense

 

Alla Centrale Montemartini attori sulla balaustra

Alla Centrale Montemartini attori sulla balaustra

 

Ratto #33

 

Ratto #44

 

Ratto #55

Ratto #66

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Ratto #88

 

 

 

 

 

 

 

Santa Lucia, la festa delle luci a piazza della Pietra

Il 12 dicembre concerto di Natale gratuito alle 19.30 in Piazza della Pietra. L’ ambasciata svedese ha celebrato Santa Lucia canti, candele e un aperitivo natalizio svedese. Davanti alle colonne illuminate del Tempio di Adriano il coro di Nordiska musikgymnasiet di Stoccolma si è esibito eseguendo canti natalizi svedesi. Degustazione del glögg, la bibita calda speziata, assolutamente da provare in questi giorni di freddo polare, i biscotti pepparkakor e le brioche allo zafferano lussekatter. Un modo per vivere la tradizione di Santa Lucia che costituisce un legame speciale tra l’Italia e la Svezia.Svezia #4

 

Svezia #3

 

Svezia #2

Svezia #1

Piste ciclabili #3, «Corsie? Spazio rubato alle auto»

Mobilità alternativa a due ruote, ma Roma è veramente pronta? Oppure la Capitale continua a stare indietro rispetto alle altri capitali europee e anche ai capoluoghi di provincia del Nord? «Le piste ciclabili sono considerate già superate e insoddisfacenti – spiega Giuseppe Teano, sociologo e attivista di Salvaciclisti – all’interno di un progetto di nuova mobilità la pista ciclabile è marginale, al centro piuttosto ci sono le corsie ciclabili. Le piste ciclabili sono spesso esterne e lontane dai luoghi di lavoro, si interrompono bruscamente, non sono coerenti con gli attraversamenti di incroci. Le corsie invece sono spazio rubato alle automobili, sottraggono quattro ruote alla strada e non ai pedoni».

Piste ciclabili, ponte di Ferro

Sull’onda della campagna del Times dopo la morte della giornalista uccisa a Londra mentre andava al lavoro in bicicletta, Salvaciclisti si batte per garantire sicurezza ai ciclisti e libertà di spostamento. Tra le proposte: zone 30 (limite di velocità della automobili), bici in metro sempre, pedonalizzazione totale del Centro. Salvaciclisti portò «il 28 aprile portò 50 mila persone ai Fori Imperiali per chiedere più sicurezza per i ciclisti e più opportunità per una mobilità alternativa» ha ricordato Giuseppe Teano. Che è stato anche il papà di bike square, progetto che ha per protagonista piazza San Silvestro, fresca di restyling, pedonalizzata e liberata dai bus. «In maniera molto dolce abbiamo fatto sì che la piazza divenisse il punto di aggregazione di una nuova identità: era nescessario qualcosa di concreto e reale oltre il web per autorappresentarsi alla città. L’esperimento ha avuto successo e i ciclisti romani sanno che giovedì e sabato ci si riunisce su due ruote».

Proprio in tema di sicurezza di piste ciclabili Legambiente (insieme al Centro Interuniversitario di Ricerca per gli Studi sulla Sicurezza Stradale Università Roma Tre e il contributo della Regione) ha deciso di ripartire dalle scuole. Il progetto si chiama “Sicuro in bici è meglio” e prevede un manuale e un’applicazione per smartphone per l’individuazione di itinerari ciclabili sicuri, oltre a incontri formativi e di discussione e un concorso per le scuole. Gli insegnanti delle scuole possono aderire al progetto e ricevere il Manuale “Sicuro in bici è meglio”, per progettare poi con le loro classi iniziative per favorire l’uso della bici e partecipare al Concorso a Premi creativo tematico “Scuola ciclabile”, nell’ambito del quale verranno raccolti i prodotti dei ragazzi (idee, studi di itinerari ciclabili sicuri casa-scuola e di eventuali interventi low-cost necessari al completamento, stimoli artistici, disegni, cortometraggi, foto, prodotti culturali, documentari, dossier, audiovisivi, prodotti didattici, strumenti promozionali volti a sensibilizzare i cittadini e favorire l’utilizzo sicuro della bicicletta). È possibile scaricare il regolamento del concorso e tutte le informazioni sul progetto dal sito www.sicuroinbici.legambientelazio.it.

Il Romanista, 11 dicembre 2012

Piste ciclabili #2 Più bici che auto ma Roma arranca

La Capitale scopre la passione per le biciclette. Per passione, per risparmiare, per moda. Ma 133 chilometri di piste ciclabili a Roma sono tanti? Imbarazzante il confronto con Berlino, che non solo ha dedicato mille chilometri (e da anni) a chi vuole spostarsi pedalando, ma di questi ben 650 sono ritagliati sui marciapiedi, ovvero sono rubati alle automobili. Vabbè, solite esterofilie? A Parma siamo a quota 87,1, a Bolzano 72,4. Tutta l’Italia dispone di 3.297,2 chilometri di piste ciclabili urbane, l’equivalente di sole 3 città europee (Stoccolma, Hannover e Helsinki) e un terzo dei capoluoghi non ha affatto o ha solo piccolissimi spezzoni di percorsi ciclabili. In questo scenario grigio c’è un dato che è una speranza: nel 2011 in Italia si sono vendute più biciclette che automobili: 1.750.000 contro 1.748.143.

Magliana, pista ciclabile (via Pian Due Torri)

E a Roma come siamo messi? Ad aprile l’Assemblea capitolina ha varato il Piano quadro che prevede la realizzazione di 1000 chilometri di piste ciclabili, ma entro il 2020, un documento di indirizzo per tutte le amministrazioni che si succederanno fino a quella data, che saranno impegnate a realizzare il Piano che si profila come un vero e proprio “piano regolatore della ciclabilità”. E’ vero, è un passo avanti, ma al momento per muoversi su due ruote dal Campidoglio è arrivato un milione di euro. Pochi per una città che ha scoperto, con evidenza, la passione delle due ruote e che, complice la crisi ma anche una nuova sensibilità, vuole fare a meno dell’automobile. Dal Comune fanno sapere che sono in corso di realizzazione 5 tratte: il raccordo Tor Pagnotta-stazione metro Laurentina, la pista ciclabile che mette in collegamento il Santa Maria della Pietà con la stazione di Valle Aurelia, la pista di via Palmiro Togliatti-Parco della Cervelletta, la Papiria-Nobiliore e quella che dal Torrino conduce all’Eur. Inoltre, è stato approvato il progetto esecutivo della pista ciclabile porta Pia–Ponte Nomentano, mentre è in fase di gara l’appalto per i lavori il percorso ciclabile Roma-Fiumicino. Sul fronte manutenzione ad agosto il Campidoglio ha avviato un intervento di riqualificazione, manutenzione straordinaria e messa in sicurezza delle piste ciclabili. Interventi sulle piste nelle zone di Tor di Valle, via del Cappellaccio e via Cristoforo Colombo, così come nella Tevere Nord, Castel Giubileo – Tor di Quinto e nel tratto compreso tra circonvallazione Ostiense e le Terme di Caracalla, inoltre, è stato ripristinato il tavolato sul ponte del Fosso dell’Acqua Traversa e sono stati rimossi i dissuasori pericolosi sul lungotevere degli inventori. Gli interventi hanno interessato anche la Pista ciclabile su viale della Moschea con il rifacimento dei tratti danneggiati e con la sostituzione dei parapedonali.

Pista Ciclabile, ponte di Ferro

Sì, ma è sulla sfida della mobilità alternativa che la città politica è lontana anni luce dalle nuove sensibilità. In concreto: a Roma si può andare a lavorare in bicicletta senza morire travolti dalle automobili o senza prendere un’assurda multa (pedalare sul marciapiede comporta una multa di 39 euro o lasciare la bicicletta legata a un palo sul marciapiede 80 euro)?

Il Romanista, 10 dicembre 2012

Piste ciclabili #1 Tanta voglia di bici, ma quanti dolori

Era smottata. Si erano aperte pericolose fessurazioni sul terreno. E non da ieri, ma da luglio. Dopo cinque mesi di attesa sono arrivate le ruspe, i geometri, gli ingegneri per capirci qualcosa e avviare i lavori. Protagonista la pista ciclabile di via Pian Due Torri, quella che corre lungo il Tevere all’altezza della sopraelevata dell’Eur. Tra buche, segnaletica fantasma, scalini, intersezioni, pezzi di cemento che sono andati a farsi benedire e la presenza tutt’attorno dei campi rom abusivi. Scene da una pista ciclabile, flash di fine novembre su uno dei 133 chilometri esistenti a Roma. <Lì, all’altezza della transenna s’era aperta una buca. Speriamo che la riparino in fretta. L’area è interdetta dai primi di luglio. E’ sceso il terrapieno a causa delle pioggie e vanno fatti muri nuovi di contenimento> indica Fausto Bonafaccia, 41 anni, presidente di BiciRoma, 8 mila iscritti, la sede proprio alla Magliana, lungo il Tevere. L’associazione ha avviato un progetto di monitoraggio proprio delle piste ciclabili e sondaggi per la mobilità ciclistica sostenibile con la commissione Ambiente del Campidoglio.

Pista ciclabile Magliana, sopraelevata dell’Eur

 

 

«C’è tanta voglia di andare in bicicletta, tanta voglia di piste ciclabili – ha aggiunto Fausto – per necessità e per scelta. Ora però va attuato il Piano Quadro approvato ad aprile dal Comune e va fatto nel più breve tempo possibile. Siamo riusciti a far inserire 32 strade nuove e il Lungotevere». Non la parte della banchina, ma quella che corre all’altezza della strada. «Questa pista – indica poi sempre Fausto – finisce al Raccordo uscita Ostiense, nei progetti c’è un passaggio che permetterà di arrivare fino all’altra sponda e arriverà fino al comune di Fiumicino e il mare>.

Pista ciclabile Magliana, via Pian Due Torri: fessurazioni

Fra progetti, problemi di sicurezza, telecamere e i citofoni di allarme che funzionano “sì, forse, ci stiamo lavorando”, ecco le impressioni a caldo di un ciclista: <Sono sessant’anni che vado in bicicletta – dice un arzillo e sudatissimo vecchietto da 70 chilometri al giorno – i problemi?

Pista ciclabile via Pian Due Torri (Magliana)

Qui a Magliana è pieno di rom: stanno sempre in mezzo alla strada. La pista è rovinata, soprattutto dopo il ponte romano. Se si va con la bici da corsa puoi farti male. E gli altri ciclisti la pensano tutti come me. La buca di Pian Due Torri? È una indecenza>. E i disagi non stanno solo a Roma Sud. Altri esempi? In via delle Milizie la pista ciclabile è un parcheggio per automobilisti indisciplinati e in Centro da maggio a settembre i gazebo sotto il lungotevere bloccano ogni passaggio. Eppure i nuovi biker non si arrendono alle difficoltà e a piste ciclabili che somigliano a veri e propri percorsi a ostacoli.

Il Romanista, 9 dicembre 2012