Eravamo “Italianacci” –

DAL 29 NOVEMBRE AL CINEMA

Toni Trupia dirige “Itaker”: storia di immigrati nella Germania degli anni 60

 

Siamo stati immigrati. Sì, siamo stati straccioni. Umiliati, ai margini della società, prima alla ricerca di un tozzo di pane, poi a caccia di soldi per dare una dignità sociale alla famiglia: comprare una casa, un frigorifero, un’automobile, un televisore. Già, per citare un libro di Gian Antonio Stella, verrebbe da dire “Quando gli albanesi eravamo noi”. Ma gli italiani non erano solo straccioni, gli italiani che emigravano in Germania erano “italianacci”, “Itaker”.
Con questo titolo sarà nei cinema il secondo film di Toni Trupia, con Francesco Scianna, Monica Birdelanu, e il piccolo Tiziano Talarico. Distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, con la partecipazione di Michele Placido (anche produttore e sceneggiatore), il lungometraggio sarà in sala giovedì, con il sottotitolo “Vietato agli italiani”. «Un film antico, coraggioso – ha spiegato proprio Michele Placido, nel ruolo del boss Pantanò – come non se ne fanno da tempo». Un affresco fra il Trentino contadino e la Germania operaia degli anni Sessanta, la storia della ricerca di un padre e di un’identità nel viaggio di Pietro, un bambino di nove anni, e di Benito: un ultimo, un aspirante bandito magliaro, perso tra la voglia di riscatto e il bisogno di fare soldi, cui ha dato magnificamente il volto Francesco Scianna («È la mia migliore interpretazione» ha detto). E «in Germania – ricorda il regista Toni Trupia – c’erano locali che erano vietati agli italiani».
Trupia, una storia di immigrati letta con gli occhi di un bambino.
«Uno sguardo particolare, sognato quasi. Il film non è solo un affresco storico, ma anche una storia di umanità».
Com’è nata l’idea del film?
«Michele Placido mi ha raccontato una storia che aveva sentito in pizzeria e mi ha detto: “Dimmi cosa ti viene in mente”».
Trupia, eravamo immigrati.
«La Germania degli anni Sessanta era molto chiusa nei confronti degli italiani. Uno dei motivi che mi ha spinto a fare questo film è anche il confronto con la situazione attuale dell’integrazione.
La seconda ondata migratoria.
«La seconda ondata è stata quella del Dopoguerra, della ricostruzione, dell’ondata a ridosso del boom economico. Migliaia di operai diretti in Belgio e Germania, manodopera a basso costo partita non solo dal sud ma anche dal friuli e del Trentino. Gente che finiva a lavorare in queste fabbriche e che dormiva, come i protagonisti della storia, in baracche, molto simili a caserme».
“Itaker” è la storia di una perdita.
«Il film inizia con la morte della madre, con la presa di coscienza della perdita da parte di un bambino di nove anni che vive in un maso del Trentino. E che insieme ad uno scavezzacollo napoletano ex galeotto parte alla ricerca del padre in Germania. Insieme troveranno identità e una paternità diversa, non biologica».

Il Romanista, 27 novembre 2012

Al Ministero

Fuori tempo e fuori luogo. Disallineato. Davanti al Ministero dell’Istruzione ho incontrato quattro turisti olandesi e parlare con loro dell’Italia, degli studenti e dei poliziotti in tenuta antisommossa che avevano di fronte m’è sembrata semplicemente la cosa più sensata da fare. Nella macchina fotografica di uno di loro la foto di un cartello, rovinato in terra a piazza Venezia: “Basta tagli”. Erano finiti in mezzo ai tafferugli, ne erano usciti indenni per miracolo e ora si godevano il sole su una panchina davanti al Ministero dell’Istruzione: le camionette blu della polizia diventavano sempre più numerose, i lampeggianti dei vigili urbani da una parte e dall’altra. E la strana sensazione che tutti intorno a te stessero scappando da qualcosa. In realtà era solo il casino di un comunissimo giorno di novembre nel cuore di Roma. O forse no, eravamo nell’occhio del ciclone. Altri avrebbero raccontato gli scontri di Ponte Sisto…