Segni

Un tempio urbano, una cattedrale laica di cemento grigio: sì, visitare Corviale può incutere il timore dei grandi edifici, delle opere mirabolanti, degli orgasmi architettonici. Lo hanno definito il più grande grattacielo orizzontale del mondo: è lungo un chilometro. Per fotografarlo nella sua interezza occorrono prospettive ardite, altezze. Ma le linee perimetrali non sempre raccontano. Serviva un contatto, un passo in avanti. Lasciarsi attraversare. Dal cemento, dal guano dei piccioni sulle vetrate a semicerchio? Dai calcinacci sui corridoi, dalle luci della mattina che allentavano il nero poco poco dei balconi più interni? Proprio così. Voglio tornare a Corviale. Ci tornerò. Perchè forse scrivere e fotografare serve proprio a questo: a non disperdere i particolari, non dimenticare, capire, analizzare, passare al setaccio. E magari a farti venire la voglia di tornare. Era una mattina calda, una di quelle che annunciano l’estate, e non avevo chiuso occhio la notte precedente. Giá, più o meno come succederá nelle prossime ore: gli abbagli, le note da scrivere, le inquadrature non ti lasciano quando chiudi gli occhi. Come se non ci fosse tempo da perdere. Segni.