Torloni…

Villa Torlonia questa mattina. Non è vero che l’essermi fermato su spigoli, angoli, muri scrostati del complesso di musei, spazi, casette e caseggiati fra il verde della Nomentana, non abbia influenzato l’incontro di pochi minuti dopo. Anzi, forse le scrostature delle colonne lo hanno proprio preparato quell’incontro. Senza che io lo sapessi, naturalemente. Com’è nella tradizione delle cose, le quali accadono a mo’ di scherno. Uno specchio ha preso persino a riflettermi a testa in giù. Un piede in aria di qui, un piede in aria di lì. Un funambolo. Nella stanza della scienza credo accada anche questo.

Adagio notturno

Giallo, nero, giallo, nero, acceso, spento, acceso, spento. Ritmo. Un’automobile scivola sulla strada: il motore e le ruote entrano nello spazio dei suoni, poi salgono, salgono, salgono, sempre più vicino. Il picco. Poi sfumano. Fading. Ripetere, in loop. A mezzanotte e cinquantadue tacchi sull’asfalto. Tlic tlac tlic tlac. Ripetere, in loop. Tempi notturni: adagio, ripetuto.

Punti

Ritrovare il senso di una parola scritta, di una virgola, di un punto. Sì, in questo rotolare, riprendersi i significati e gli strumenti può servire a ritrovare un pezzo di strada…

I santi, la notte e gli scarabocchi…

Perché quando arrivo a questo punto della notte sono così stanco che non riesco neanche più ad incazzarmi. E poi ogni tanto dal silenzio di via Bravetta spunta un’idea. Sì, esattamente quella poltiglia di vorrei fare, farò, posso fare, ce la faccio, mi piace, meglio questo che il suicidio. Alla fine? Alla fine la soluzione è scrivere e tirare giù i santi (o forse il contrario)….