Streghe

Mi ci è voluto un giorno intero per liberare le parole. Pietre, riti, condivisione, terra, Natura, gonne colorate. Mi annoto le parole chiave e ci aggiungo anche religiosità, rispetto, inclusione. A villa Pamphilj poteva sembrare un pic nic ma era qualcosa di più. Sì è vero c’erano le torte rustiche, i piatti di carta (celeste), il sacchetto per la spazzatura e pure l’idromele, per non fare un torto alla tradizione, ma quando si sono messi in cerchio qualcosa si è liberato. Le strettoie della Rete, la gabbia della Rete stava cercando di tenerli relegati nell’alternarsi del linguaggio della macchina. Tra le frasche e gli alberi quel gruppo di venti streghe stava cercando di uscire. Streghe? Wicca per capirsi o per farsi capire. “Scrivi per il Romanista?”. Già che diavolo ci fa il redattore di un quotidiano sportivo al raduno di un forum di Facebook di streghe? Domanda più che legittima. Rispondo con un cenno al passato, il presente preferisco ometterlo. “Eppure ero qui anche tre anni fa” mi scappa un pensiero a mezza voce.

In quell’angolo di via di San Pancrazio una ragazza di 19 anni tira fuori dallo zaino una galleria di pietre. “Questa – dice, prendendone una bianca, che pare un quarzo – è la mia preferita”. “Cercavo un raduno wicca”, “Pare che tu l’abbia trovato”. Ah sì? Io invece che cosa ho trovato? Una storia da raccontare, tante storie.”Con Internet riesco a comunicare, ma ci sono dei limiti – dice un ragazzo, dopo aver preso il suo posto nel cerchio – non possiamo essere solo virtuali”. Tante cose non possono essere trasmesse. Già, consapevolezza. Il primo passo verso la liberazione. Licia ha 30 anni, fa l’impiegata in una ditta di trasporti di Arezzo e si è fatta 250 chilometri per incontrare gli altri ed è la moderatrice del forum Wicca.it. “In Rete siamo protetti ma dobbiamo andare oltre. La comunità pagana è molto diffusa sul web, ma dobbiamo incontrarci”. E poi mi parla di “rapporto diretto con la Natura, la divinità. La pratica della Ruota dell’Anno, come trasformazione, equilibrio e armonia”.

Chiudo il cerchio con 8 minuti di girato (ne farò un montato da due minuti scarsi: approssimativo ma efficace) e poi me ne vado. Ma non trovo il sentiero che mi conduca fuori dalla villa. Metafora dolente? No, unicamente il sole del primo pomeriggio che non la smetteva di picchiarmi sulla testa.