Stracci e colori

Finto povero con pennellate radical chic in salsa popolare. La Garbatella, le salite e le discese. Due murales. Su uno Anna Magnani, dolorosa, un urlo, sull’altro gli occhi di Francesco Totti. In via Adorno la scena si apre: il carrello scorre all’indietro, apre, apre. La prospettiva si piega. Più avanti la televisione  si mangia un’altro pezzo del quartiere: colori e soldi. I feticci del piccolo schermo: un santuario di statuine, reliquie. Mancano solo le ossa e le ciocche di capelli, ma c’è lo strumentario del cerimonale. Plastica e polvere, saluti e sorrisi, anche denti bianchi. Adoratori dello zero, il nulla è servito…

Salto, volo, mangio, consumo…

In redazione, alla fine di una giornata di lavoro: che io sia qui, su questa specie di straccio multicolore a scrivere può dare il senso. Di quello che faccio, e di quello che dovrei fare. Guardate che la Primavera è letale, non credete a quello che si dice in giro. Intanto salto, volo, mangio, consumo le suole delle scarpe: né più né meno di quando avevo 16 anni. Incredibile, sono vestito pure alla stessa maniera. Ho preso a calci in culo il tempo…

I punti e le virgole

“Un pianoforte e una chitarra e molta fantasia”, nel mezzo di una notte inacidita (l’ennesima) sono le uniche parole che mi vengono in mente. Ah, il caro Antonello Venditti, d’annata però. Altro che i versi annacquati di fine carriera. Lettere per sopravvivere forse? Anche. “Non sei mai veramente fregato finché hai una storia da raccontare”. E’ vero, c’è sempre una cazzo di penna o qualcosa che gli somigli pronta a salvarti, se ne hai voglia. Magari riuscissi pure a dormire. Invece no, m’alambicco fra punti e virgole, bile e acidi gastrici. Tempo sprecato, sì, proprio sì. Ah, ecco. La soluzione l’ho trovata per uscire da questo pantano: trasformare l’orrore in bellezza. Il materiale non manca. Cesellare apparati di boria, stupidità, prepotenza e tracotanza fino a renderli melodia. E’ troppo? Se nel frattempo ci metto una bella notte di sonno pesante magari verrebbe anche meglio. Il cesello, ovviamente. Alle 3 di ieri notte c’era un gruppo di ubriachi nel quadrato di verde pulcioso sotto casa: dal quarto piano sentivo le loro urla melodiche. Ogni guaito sembrava uno sgozzamento, deviazioni da cronista. Stasera no, c’è silenzio. “Mamma mia che silenzio c’è stasera”, quando Francesco Nuti giocava col paradiso e sul tavolo da biliardo c’era “Io Chiara e lo scuro”. Fascino decadente, tutto italiano…

ll Rovescio della Medaglia

Stavolta il progressive rock non c’entra, o meglio c’entra poco. L’amore per la musica suggerisce sempre nuovi passaggi. A Nord Ovest, quando sei fortunato. Nel pantano, il più delle volte. Fango per essere chiari. L’attitudine a nuotare nella melma, i rigagnoli più che altro, m’ha appuntato sulla faccia un discreto sorriso. Pensa un po’. Eppure il cambio di rotta dovrebbe provocarmi sconvolgimenti interiori, perforazioni intestinali e quant’altro conviene ad un giornalista di buona coscienza. Semplicemente non me ne frega un cazzo…