Giulia, Lilly e le altre: Antonello Venditti

Giulia, Lilly, Sara, la Sora Rosa, che brividi vederle (e sentirle) una accanto all’altra. L’amore diverso, il sentimento che ti tira un pugno nello stomaco, il primo pezzo. Manca “Grazie Roma”, «una donna che mi strappa l’anima», ma quella sta nei solchi del cuore e Antonello Venditti se la porta dentro, come un cognome, come un tatuaggio. Oggi esce “Le donne”, un doppio cd, che ripercorre una carriera lunga una vita di un artista che è Roma e la Roma, da “Una stupida e lurida storia d’amore” a “Piero e Cinzia”, da “Le tue mani su di me” a “Le ragazze di Monaco”. Senza contare “Ci vorrebbe un amico” e alzi la mano chi non ci ha pianto o l’ha strillata da qualche parte. Un viaggio nel cuore che non può non iniziare con Roma, dove potrebbe tornare a esibirsi presto «a primavera potrebbero esserci sorprese». E con la Roma, che ieri ha registrato l’ennesimo infortunio di Aquilani. «Ora più che mai ha bisogno della fiducia del pubblico. Tocca allo stadio sostenerlo in un momento così delicato come il recupero». Di amore in amore, Venditti riscopre le sue donne, che poi sono la sua musica. Allora racconta che «il mondo femminile mi è stato molto vicino quando ero piccolo ed ero un bambino molto grasso», di ragazze «che avevano mille dubbi e problemi con la vita, problemi familiari, rapporti sbagliati col padre». Dice che Giulia «parla dell’omosessualità femminile. M’ero innamorato di una ragazza e avevo una concorrente. Un pezzo che non è mai stato valutato per questo aspetto». E che Lilly «ha segnato un’epoca. Una ragazza che muore di eroina, la sciagura della mia generazione. La prima canzone mia che è andata in hit parade come 45 giri e di album. Un pezzo che ha devastato anche l’etere: Lilly intatta con la forza del suo linguaggio». Una storia che è nata a Milano e che non suona quasi mai in concerto, «la faccio solo a Milano, ma ne ho un grande pudore». E a noi sono rimasti i brividi, non è poco, anche quelli che ti prendono quando sfogli la copertina dell’album: un profilo rosso su carta di giornale. Ma Antonello Venditti non dimentica neanche le donne che in questo lavoro non sono entrate. Non c’è Marta. «Ho scritto questo pezzo che ero adolescente, ma Marta in realtà sono io». Un viaggio nel cuore insomma, quello vero però, che esce un giorno prima di San Valentino. «Non è la mia festa preferita perché è un giorno turbato dalla morte di Marco Pantani. Preferisco festeggiare con questo disco l’8 marzo e il mio compleanno». (Il Romanista, 13 febbraio 2009)