Il condizionale è d’obbligo (quasi) sempre

Le divagazioni a voce alta hanno sempre il vizio della sincerità. I mumble mumble non tradiscono la verità (qui siamo addirittura sulla rima baciata, però). Allora questa mattina ho messo uno sull’altro tre indirizzi: guepiere, calze a rete, roba fetish, corpetti, profumi. Nero. Rigorosamente nero. E unisco anche l’utile al diletto: servizio sul budoir nostrano, fra casareccio e caciocavallo, o cacioacavallo, e una strizzata al personale.

Stockhausen e le scarpe da tennis

Un bambino fa alla nonna: «Ma che succede adesso?». E l’anziana: «Quattro musicisti saliranno su 4 elicotteri e suoneranno i violini in cielo». E ancora, papà e mamma in piedi con la schiena appoggiata sul perimetro interno della Sala Sinopoli. A portata d’occhio i figlioli, piccoli, con le scarpe da ginnastica (quelle con i led che s’illuminano col movimento), che gattonano (proprio così) e giocano a ridosso delle poltrone. Piergiorgio Odifreddi, un luminare della matematica, intrattiene il pubblico in attesa che i violinisti salgano in cielo. E si ride, si applaude, perché Odifreddi, oltre ad essere uno scienziato, sa anche far divertire. E non è facile riuscire a strappare un sorriso con un battuta su Fibonacci, ma c’è spazio anche per le «pale che girano». Scene di una domenica mattina all’Auditorium: sullo schermo i due violini, la viola e il violoncello del Quartetto Arditti su 4 elicotteri nel cielo di Roma e nell’aria il suono dell’Helicopter Quartet, una delle opere più complesse di Karlheinz Stockhausen. Mica roba da poco. Era la terza esecuzione mondiale: trenta minuti di una «cosmica partitura musicale e visiva». Ed è stato pienone, manco fosse un concerto rock. Non è dato sapere se i piccoli che affollavano la sala erano stati “ricattati” dai papà e le mamme con uno Stockausen in cambio di un giro coi pattini sulla pista ghiacciata, ma i loro occhioni puntati sui 4 «astronauti», come li ha chiamati Odifreddi, decollati insieme, fa lo stesso sognare. Come il canto degli strumenti che si unisce con il suono dei motori, delle pale, delle nuvole e del vento.

Acca Larentia e il nodo degli anni di piombo

Sono passati 31 anni ma la strage di via Acca Larentia ha lasciato nella città una ferita che stenta a rimarginarsi. Ancora oggi, da quel 7 gennaio 1978, la morte di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati da un commando di estremisti rossi, e di Stefano Recchioni, ucciso nei successivi scontri con le forze dell’ordine, fa rizzare i capelli, scuote, emoziona. Più di 30 anni, quasi quanti il sequestro Moro. Il 7 gennaio e il 16 marzo del 1978. Non è una coincidenza che qualche giorno fa Valerio Morucci, l’ex brigatista del commando di via Fani, sia tornato protagonista delle cronache per una lezione, poi annullata, alla Sapienza. I cadaveri sulla strada in quegli anni maledetti sono tanti, al punto che è difficile star lontano da date e anniversari.
Superare gli anni di piombo? Si può. Niente colpi di spugna, serve una riflessione comune, lontana anni luce dalle meschinità di questa politica. Ottuso fare muro sulla proposta del sindaco di Roma Alemanno di intitolare una strada ai martiri di Acca Larentia. E’ un primo minuscolo passo e va sostenuto, purché ne seguano altri. Senza paura. Già, proprio così. Senza la paura di dare la voce a un brigatista o a un militante nero, testimoni di un’epoca dolorosa che va superata con la riflessione.

Rignano, chiuse le indagini. Si va verso il processo

Si terrà in primavera l’udienza del gup di Tivoli per stabilire se debbano finire sotto processo alcuni dei sette indagati per i presunti abusi sessuali ai danni dei minori della scuola materna Olga Rovere di Rignano. La Procura avrebbe concluso gli accertamenti e a giorni l’esito sarà notificato agli indagati. Alcuni di loro (4 secondo indiscrezioni) rischiano di finire sotto processo ed è già pronto un avviso di chiusura indagine. Si tratta della procedura che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. Per gli altri tre si va, invece, verso una richiesta di archiviazione. La differenza tra un gruppo e l’altro sta nel fatto che, per gli appartenenti al primo, sono stati raccolti ulteriori elementi dopo l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. Tra i possibili destinatari delle richieste di archiviazione da parte del procuratore Luigi De Ficchy e del pm Marco Mansi ci sarebbe il benzinaio cingalese Kelum De Silva. Anche la posizione della bidella Cristina Lunerti sembra piuttosto debole. Nell’inchiesta sono coinvolti le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci e Silvana Magalotti e Assunta Pisani nonché l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito di Del Meglio. Le indagini hanno inoltre individuato e passato al setaccio il cosidetto “terzo sito” nel quale potrebbero essere avvenuti alcuni dei presunti episodi di pedofilia di cui sarebbero stati vittima una ventina di bambini dell’asilo. Si tratta di un casolare nelle campagne del paese vicino a Roma. In precedenza i carabinieri avevano perquisito e effettuato prelievi in una delle abitazioni delle maestre indagate e successivamente in un altro casolare. «È certo che alcuni alunni dell’asilo hanno subito traumi di natura sessuale. Lo hanno certificato molti psicologi, tra i quali quelli dell’ospedale Bambino Gesù, cui si sono rivolti i genitori. La circostanza è stata confermata anche dai consulenti della Procura di Tivoli. Quindi è indispensabile arrivare al dibattimento per stabilire chi e dove ha inflitto tali traumi ai bambini» fanno sapere i responsabili dell’Associazione genitori Rignano Flaminio. «Noi – hanno aggiunto – vogliamo sapere la verità. Qualora gli indagati venissero prosciolti resterebbero da individuare e perseguire i responsabili delle violenze sessuali certe e verificate».
UN PAESE STRAZIATO L’inchiesta sulla materna Olga Rovere inizia nel 2006 con una una mamma che nota strani comportamenti nella figlia, la filma, si confida con altri genitori. Panico nella famiglie, altri video, denunce, indagini. Fino al 24 aprile dell’anno successivo, quando i carabinieri arrestano le maestre Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, la bidella Cristina Lunerti, l’autore televisivo Gianfranco Scancarello (marito della Del Meglio) e il benzinaio cingalese Kelum De Silva. Un’altra insegnante, Assunta Pisani, è solo indagata. Dopo un paio di settimane, gli arrestati riguadagnano la libertà. Il 10 maggio 2007 il tribunale del Riesame annulla gli ordini di custodia cautelare con un provvedimento che demolisce le ipotesi dell’accusa: «Indizi insufficienti e anche contraddittori», scrivono i magistrati. Il paese è lacerato, spaccato, dilaniato. Da una parte i sostenitori degli indagati (con la fiaccolata sotto il carcere e festeggiamenti per la scarcerazione), dall’altra i genitori e il loro dolore. Sembra che le scarcerazioni decretino la fine dell’inchiesta, ma non è così. Soprattutto, non bastano a placare le angosce e i dubbi dei genitori, tanto che, su 24 bimbi, venti vengono iscritti all’asilo di un altro paese, Calcata. Nel frattempo la Procura inizia a cercare nuovi indizi attraverso l’incidente probatorio disposto dal gip Elvira Tamburelli. Nelle udienze, che si protraggono per mesi, 22 bimbi tra i 4 e i 5 anni raccontano della «bua ai bambini», delle «cose brutte» che avvenivano in un «castello cattivissimo». (Il Romanista, 7 gennaio 2009)

E’ morto Mario Magnotta, uno scherzo telefonico e fu la celebrità

Mario Magnotta, il bidello più famoso d’Italia, reso celebre ovunque dallo scherzo telefonico della lavatrice è morto nella notte tra il 4 e 5 gennaio all’ospedale San Salvatore de L’Aquila dove era ricoverato a causa di una embolia polmonare molto estesa. Mario Magnotta aveva 66 anni. Bidello in pensione era diventato famoso in tutta Italia grazie al suo carattere burrascoso ma soprattutto per le sue frasi in dialetto aquilano registrate nel 1986 su cassetta durante uno scherzo telefonico (quello della lavatrice appunto) circolato dopo poco tempo in tutta Italia, anche su Internet. Un vero e proprio successo che ha portato l’ex bidello ad essere invitato in diverse trasmissioni radio-televisive nazionali come “I fatti vostri”, “Piazze d’Italia” e “Maurizio Costanzo Show”.
Numerosi anche i fan club sorti un po’ ovunque dopo le serate trascorse in discoteca nelle quali Magnotta veniva invitato. La frase “M’iscrivo ai terroristi” è finita persino nei testi di una canzone di Cristicchi. Ultimamente Magnotta aveva fatto qualche apparizione come opinionista anche su una televisione web locale (www.aquilatv.it) interventi finiti subito su YouTube insieme ad altri scherzi che lo hanno visto protagonista. Il sito a lui dedicato www.magnotta.it è da sempre uno dei più cliccati della rete. I funerali si svolgeranno mercoledì alle 16 alla chiesa di San Pio X al Torrione quartiere nel quale risiedeva Mario Magnotta.

Sapienza vietata all’ex Br

Benedetto XVI e Valerio Morucci, l’ex brigatista rosso della strage di via Fani, adesso sono legati. I due hanno in comune il fuoco (incrociato) di sbarramento con cui ad entrambi è stata negata la possibilità di entrare alla Sapienza. Dopo una giornata convulsa (per il Papa lo scontro durò giorni e l’occasione della visita era l’inaugurazione dell’anno accademico), l’uomo del commando che rapì Aldo Moro non terrà più la sua lezione il 12 gennaio alla facoltà di Scienze Umanistiche. Il tema? “Cultura, violenza e memoria”. A gennaio dello scorso anno furono gli scienziati di Fisica ad alzare il polverone: uno scritto di Ratzinger su Galileo aveva fatto gridare allo scandalo. Il Pontefice non andò, ma inviò uno scritto sulla libertà di pensiero. Ieri invece ad alzare il veto è stata la politica, poi l’associazione vittime del terrorismo e infine lo stesso rettore Frati. «Se vuol parlare delle vicende del terrorismo e del sequestro Moro, sarò lieto di partecipare con lui ad un dibattito con lui in via Fani», ha detto quando erano già pronti anche i sit-in e le manifestazioni in piazza Aldo Moro. Alla fine è rientrato tutto. Morucci non terrà la sua lezione, come il Papa non ha messo piede alla Sapienza. E non c’è stato neanche scontro. Sul campo è rimasta però, ancora una volta, una vittima. Invisibile ma pesante come un macigno: la libertà di pensiero.

Il 16 gennaio si apre il processo sul delitto di Meredith

Sarà l’anno del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox, accusati dell’omicidio di Meredith Kercher, uccisa con una coltellata alla gola la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Dal 16 gennaio compariranno davanti alla Corte d’assise di Perugia. I due, fidanzati fino all’arresto da parte della polizia avvenuto il 6 novembre del 2007, si sono sempre detti innocenti, ma il gup li ha rinviati a giudizio per omicidio volontario e violenza sessuale. Gli stessi reati per i quali è già stato condannato a 30 anni con il rito abbreviato Rudy Guede (anche lui si è sempre detto innocente).  Sollecito attualmente è rinchiuso nel carcere di Terni e in quello di Perugia la Knox, mentre Guede sta a Viterbo. Su questa storia un mese fa è uscito  “Amanda e gli altri – vite perdute intorno al delitto di Perugia” (Bompiani). Il libro è firmato da Fiorenza Sarzanini, cronista di giudiziaria del Corriere della Sera. Quel che funziona (anche se all’inizio spiazza) è la chiave soggettiva del racconto. I protagonisti si parlano e parlano come in un flusso di coscienza, affidato a riflessioni, stralci di blog, sms. Normalità da studente all’Erasmus: canne, alcol, sesso. E poi il passaggio dal “non si fa niente di male” alla tragedia.  Uno di loro ci ha rimesso la pelle, Mez ci ha rimesso la pelle. Sullo sfondo Perugia, i locali della vita notturna. Ritratto di una generazione in crisi? Non lo so, se fosse successo tutto 10 anni fa, avremmo detto la stessa cosa, e anche 20 e anche 30…amanda2