Civitavecchia, operatore Sky aggredito ai funerali dei ragazzi

Durante i funerali di uno dei ragazzi morti nel tragico incidente di Civitavecchia uno degli operatori di Sky è stato aggredito. La sua attrezzatura è stata distrutta e non è stato possibile dare conto di questo fatto. E’ un brutto gesto, segno dell’aria nera che si respira in questo paese. La libertà di informazione da queste parti non è più gradita. Facciamo attenzione…

Battisti

La malattia di Alberto Lionello, la passione di Antonello Venditti, il tentativo vano di sfondare all’estero. Lucio Battisti è uno di quegli artisti che si non si cominciano a sentire, ma si ascoltano da sempre. Ce l’hai disciolto da qualche parte, sta lì, come sta lì la sua vita, la sua storia. Di libri su di lui non ne avevo mai letti, ma il battisti2volume di Leo Turrini “Battisti La vita, le canzoni, il mistero” (Mondadori) m’è finito sotto gli occhi quasi per forza. Beh, ci sono due o tre cosette che fanno venire i brividi e una riguarda lo sforzo di Celentano di riportare Battisti sulla scena. Chi ha gradito oltremodo il lavoro che il molleggiato ha fatto con Mina non può non pensare che lì, proprio lì, poteva esserci anche Lucio. E gli sarebbe calzato a pennello. Il libro? Credo di averlo mandato giù in un giorno e mezzo, lasciandomi una serie di spunti su cui lavorare. Per il resto m’è tornato in mente quando, tornando da Paxos, sul catamarano, seduto sul sedile a destra c’era Mogol. Un mito in scarpe da ginnastica e bermuda immerso nella lettura…

I nomadi e le strade colabrodo

La storia di Fabiola e Gianluca chiuderà con tutta probabilità il 2008. Il box, quello per i bimbi, in mezzo alla stanza semivuota del residence Casilino è un’istantanea. Ancora di più la cucinetta di Ostia, dove stavano stretti stretti. Il prossimo anno si aprirà ancora con l’emergenza nomadi. Un nodo che non s’è mai sciolto e che continuerà a creare tensioni. L’intenzione del sindaco di volerli portare fuori dal Raccordo provocherà la ferma opposizione dei municipi e dei paesi che circondano Roma. Dopotutto ci aveva già provato Veltroni, senza risultati di genere. Nel frattempo, ci sarà da tenere gli occhi aperti sul freddo. Chi vive in una baracca o in mezzo alla strada non si scalda coi termosifoni, ma dà fuoco a quello che gli capita. Così sono nate troppe tragedie, in cui a rimetterci sono sempre i più piccoli. E se i nomadi sono una polveriera, continuano ad esserlo anche le strade, colabrodo, su cui ci muoviamo tutti i giorni. L’uso disinvolto di mezzi sempre più potenti, l’alcol e la droga, sono un mix esplosivo. Occhi aperti…

Interno Casilino

No, Duilio non c’era. Dei suoi occhi azzurri che parevano roba del Nord, del lontanissimo Nord, neanche l’ombra. A Tor Tre Teste l’aria era gelida, questo sì. In via Tineo, nel residence dei disperati, faceva ancora più freddo. “Un ragazzo s’è suicidato”, si mormora subito all’entrata. “Ieri notte, depresso? E come si fa a non essere depressi qui?”. Le vetrate tutte efficenza e modernità ancora una volta tradiscono spezzoni di disperazione: un Babbo Natale appeso, un tappeto allargato al sole, lenzuola esposte al ventaccio di dicembre. “Se mi deve cadere in testa un soffitto allora è meglio che rimango in macchina”. E come si fa con quattro figli? Piccoli, piccolissimi, troppo per l’urina e gli sputi nell’ascensore. Qui il nero è troppo nero. Stacco. Taglio. Dalla Casilina a Ostia, dalla disperazione alla disperazione. “Perché fai le foto?” fa la bambina mentre gioca con la sorellina. Qualche minuto prima gli occhi sgranati e il dito interrogativo passato sulle labbra di un altro bimbo. “Mi’ fratello m’ha appena accortellato ar piede” urla una donna. Al piano di sopra ci si scalda al fuoco del fornello a gas.

La pioggia nelle scarpe

Ma quante persone che c’erano questa mattina a Ponte Milvio, tutte a fare clic e clic e clic: cellulari, fotocamerine, fotocamerone. Per tutta la giornata un’intera città ha messo gli occhi sul Tevere, gonfio come un uovo, marrone di merda e rifiuti. E monta e monta…

L’irresistibile richiamo della marana

La città annega nella pioggia, le strade sono ridotte a piscine, le automobili si sono trasformate in relitti di metallo in mezzo al fango. Ferme. Cazzo, quanto sono ferme. La batteria andata, il motore ad acqua. In mezzo al traffico di chi va nella direzione che gli compete, c’è chi alza la plastica. “Do not crossing” ci sarebbe scritto se fossimo americani, c’è scritto polizia municipale, ma il fango che c’è dopo non fa differenza. Un mare di merda ricopre l’asfalto…