David Bowie e la tomba di Romolo

Continuo a mandare “Let’s dance” di David Bowie da tutto il pomeriggio. Almeno 6 ore di loop. Niente male. Un bel minestrone con 5 stronzetti di bulli che picchia a destra e picchia a sinistra hanno sfogato l’istinto dei loro padri su due poveri cuccioli. Maledetti. In questo brodo c’è finito pure il lavoro di una settimana. Tra Foro Romano, concentrazione, spunti, ricerche e interviste sono scivolati via altri 7 giorni. E ora? Chiamatelo pure down da articolo. Anzi, credo che non ce l’abbia ancora chiamato nessuno. E a corredo quella bella sensazione di solitudine che fa tanto autunno e che ti trasforma in una creatura bizzarra: metà coglione, metà eroe del quotidiano. “Let’s dance”, “Let’s dance”, “Let’s dance”. Sì, sì, ho capito. “Let’s dance”. E ancora…

Forse un mistico, magari un aviatore

Questa no, passerò tutta la prossima settimana sulle rovine di questa città. Tocca che stili un vero calendario. La prima puntata? Il Lapis Niger, la pietra nera di Romolo, il nostro caro antenato. Poi mi toccheranno le catacombe. Forse in due o tre giorni ce la faccio. Serve da sostegno fotografico ad un servizio sul libro degli iniziati di Stefano Mayorca. Ieri alla presentazione del volume c’era pure Salvatore Spoto. “Facevo il cronista al Messaggero – ha detto ad un certo punto – quando uscivo con Barillari si portava sempre dietro un 21 o un 24 millimetri. I grandangoli sono obiettivi da fotoreporter”. Non so se l’ho invidiato più per aver lavorato al Messaggero per 20 anni o per averlo fatto con Barillari…

Malagrotta e il fango

Fango e pioggia, nuvole violacee come occhi pesti e poi la strada ridotta a sentiero per le ranocchie. Il rivolo giallo che colorava le ruote delle automobili aveva annullato l’ordine dell’incedere. Anarchia e detriti sull’asfalto. Malagrotta. Già, proprio Malagrotta. La terza puntata. La discarica finalmente svelata. L’ho fotografata dall’alto, dai campi dei contadini. Proprio sul cucuzzolo, dove abitano gli asfissiati dalla puzza. La potenza della fiamma della raffineria. Uno sbuffo di fuoco che il 300 millimetri avvicina, fino ad un sinistro tu per tu. Meccaniche, acciai, benzine e chimiche. E vernici, e terreni che sono accumuli di terra senza vita, sradicati, disanimati, devitalizzati. E la nebbia. Dopo la pioggia i fumi della raffineria si alzano sulle chiazze d’olio. E la discarica? Tappeti, gru tirate a lucido e disposte le une accanto alle altre in pose da museo, i rifiuti come oggetti di design. La busta della monnezza è trendy? Ah sì, e le muffe? E la puzza?

L’intruso

I sassi della ferrovia che tagliano in due la Casilina colorano di marrone la strada. La città prende ad allentarsi in mezzo alla campagna. Le mille facce della metropoli alle mille stazioni della Roma-Pantano. Ferro, ferro e ancora ferro. Sembra che da queste parti la modernità della plastica tardi ad arrivare. C’è ruggine ovunque, persino sui prati ai bordi del marciapiede. Via Tineo è un pezzo di città che s’arrotola a Tor Tre Teste. C’è un palazzo di quelli con le vetrate che fanno tanto moderno. Ma a tradire gli edifici sono le mutande e i pantaloni che penzolano dalle finestre. Tre egiziani della security fanno filtro alla portineria. Mi dicono: “Noi gli zingari non li vogliamo”. Un documento placa i loro sospetti. Uno mi accompagna al primo piano. Dietro una porta bianca Duilio.

La Camilluccia verdissima

Dalla Camilluccia alla Casilina, fra maggio 2007 e oggi, Duilio sto arrivando. Il tempo sì, quello è passato. Stavi in un ex comprensorio di suore, in mezzo al verde. Veramente c’eri solo tu e un uomo che ti dava una mano. Eri chiuso in una casupola in mezzo ai computer e alle luci e al silenzio. Dopo un anno e mezzo ho deciso ti ritirare fuori la tua storia. Che dolore, e che coraggio. “Mi sono trasferito qui da tre giorni – hai detto al telefono – sono stato un mese in ospedale”.

La Cassia e i confini della città

Esistono luoghi o forse anche non-luoghi o attraversamenti che rilasciano benessere, dove per qualche fottuta ragione pensi di stare in pace con questo mondo. Ebbene ieri il servizio sui fantasmi di villa Manzoni, che sta proprio su via Cassia, m’ha fatto tornare a mente che a Tomba di Nerone ci deve essere qualcosa che pesantemente m’attrae e mi piace…